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Andrea Denaro

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Curiosando all' Italian Innovation Day a Stanford

Un piacere enorme essere tornati a Stanford per l'Italian Innovation Day, organizzato da Mind the Bridge. Ma è stato ancora più piacevole confrontarmi con quegli Italiani al di là dell'oceano e condividere con loro pensieri ed esperienze.

Sulla carta stiamo tutti a dire forza Italia!, ma l'impressione che alla fine ben pochi siano veramente convinti che l'Italia ce la può veramente fare.

Mi ha stupito la riflessione di un VC: perché non investite in Cina (che pur è un mercato enorme)? La risposta: non ne abbiamo bisogno, le migliori menti sono già qui. E non perché siano americane, ma perché la Valley è il luogo che attrae le migliore teste del pianeta.

Se questo discorso vale per la Cina, figuriamoci per l'Italia…

La seconda cosa che mi è rimasta impressa è la riflessione fatta dagli ospiti sul visto, che in America è sempre più difficile da ottenere. Meglio, ha detto qualcuno: vuol dire che è un filtro in più per selezione gli imprenditori migliori perché sono quelli che emergono in situazioni difficili, tipo inventarsi un modo per ottenere questo famoso Visa!

Il consiglio: provateci, provateci, provateci, perché se ce la fate la ricompensa sarà molto alta! Prima di tutto per voi stessi e poi magari anche per il portafoglio! 

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Gli headquarter della Silicon Valley

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a great selection of must-read slides for startups and VCs #vc #smm

Dave McClure, head of 500 Hats, a small VC firm, created a very useful list of must-read presentations about web 2.0, startups and venture capital business.

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Ecco perché il fallimento di una impresa in USA è visto come un successo

Ho appena letto questo messaggio su Twitter. Che delusione...

The Epicenter Blog (@epicenterblog):
28/10/09 14.28
Silicon Valley Conference About Failing is a Big Success http://bit.ly/4tEccz

In Usa il fallimento di un imprenditore è considerato necessario. E' un sistema sano, che ti offre numerose opportunità, che foraggia l'innovazione e l'impresa ed normale che su un tot di aziende di successo, alcune, soprattutto start-up, possano finire male.

In America se fallisci già una tua impresa e vai in banca a chiedere soldi…. te li danno più facilmente! Perché sei uno che ha sbattuto la testa e la seconda volta sarai più attento: hai più esperienza.

Il signor Paypal, Max Levchin, raccontava infatti che prima di essere ricoperto di milioni di dollari, ha toppato più e più volte.

Quindi il fallimento è alla base dell'economia americana. Perché dagli errori si impara.

Alla base del sistema c'è una parolina magica: onestà. Aggiungo io anche efficenza del controllo.

Perché la delusione?

Perché vivo in Italia dove:

a. non c'è onestà
b. non c'è controllo

E se fallisci sei un delinquente e se già non ti davano fiducia prima, se poco poco sbagli, non avrai mai più neanche un telefono intestato. 

Quindi in Italia non ci sarà mai innovazione.

ps. e fondamentalmente perché se fallisci in Italia sei un cretino che provava a giocare secondo le regole.

Andrea Denaro
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Italia e Venture Capitalist

Rispondo brevemente ad un posto di Michele http://micheleficara.com/blog/2009/07/27/timidi-venture-capit/ in relazione ai VC Italiani.

Premesso che è un mondo che sto per affrontare (quello dei VC) con la Start Up americana di cui sono uno dei fondatori ( ProntoPayment.com ), non posso certo dire di essere un esperto. Tuttavia dopo 9 anni di lavoro che mi ha permesso di conoscere praticamente tutti i settori dell'economia (utility, financial, oil, media, etc...), credo di essermi fatto una idea piuttosto chiara.

I Venture Capital in Italia non possono esistere. Ecco perché:

1. In Italia non esistono i Capitalist o meglio ci sono ma sono molto pochi. L'ossatura del paese è fatta di piccole imprese, che hanno piccoli capitali per un piccolo mercato. Discorso lungo e complesso (mancano infrastrutture, manca cultura, manca, manca, manca...), ma di fatto non esistono i capitalisti.

2. In Italia non esistono i Venture nel senso che in Italia non si rischia: si fanno contratti a colpo sicuro. Gran parte degli investitori investe in qualcosa solo se e quando non ha rischio.

3. In Italia non esiste il mercato nel senso che il mercato non è libero, ma determinato da lobby e potentati, ovvero una grande barriera all'ingresso per nuove iniziative.

4. In Italia non esiste il mercato (bis) ovvero il mercato italiano è un mercato numericamente piccolo (pochi soldi) e la cultura nostrana (moglie e buoi dei paesi tuoi) molto provinciale. L'americano pensa globale, l'italiano pensa al massimo regionale. Difficile che si parli un inglese corretto, rarissimo che si pensi a spostarsi, grande pigrizia.

5. L'Italia è il paese dei furbi pochissimo sforzo per il massimo risultato.

Ora non vale per tutti, ovviamente, ma visto che siamo un paese alla fine piccolino, è chiaro che quei pochi che emergerebbero, o vanno all'estero o fanno gli avvocati (o fondano la dnsee :-)) 

Senza quindi dilungarmi sul perché e percome, vedo praticamente impossibile lo sviluppo di Venture realmente tali. L'unica iniziativa degna di nota che abbia mai sentito, quella di Telecom (http://www.workingcapital.telecomitalia.it/) mi lascia moooooolto perplesso: per i toni, per quanto suddetto, per gli attori in gioco, per quanto ho sentito alle conferenze, etc...

Ciò detto però bisogna anche dire che esiste un tipo di figura che comunque è necessaria alla nascita di una impresa, e che in qualche modo svolge il ruolo di venture: si tratta di tutti quei signori, più o meno dotati di capitali, che però svolgono un lavoro di lobby che in Italia va oltre la semplice relazione, ma diventa il vero e proprio motore in grado fare crescita un impresa.


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