Andrea Denaro

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#vs4 - il livello di libertà della stampa in Italia, secondo me non è poi così male.

Uno dei temi che mi è rimasto impresso è la solita polemica politica sulla libertà di stampa. Mi è rimasto impresso perché Jacopo Barigazzi, mentre faceva un bell'intervento sull'evoluzione della stampa, citava l'Italia come un paese dove non c'è libertà di stampa.

Ovviamente, da lì a poco, ecco tutti i commenti compiaciuti su twitter.

In Italia la Maggioranza controlla gran parte della televisione (non dei media): probabilmente è vero. Se dovessimo fare un grafico metterei sicuramente la TV a destra, la stampa al centro, la rete a sinistra. Poi potremmo parlare a lungo di cosa è meglio e cosa è peggio, di cosa impatta di più e di cosa meno. Qualunque sia la visione politica, invito a riflettere su due punti che secondo me rendono questo dibattito sterile.

Per prima cosa andiamo a vedere, nel concreto, l'efficacia di questa strategia: Sono così pochi i baluardi dell'opposizione in TV, da essere stati eretti a mariti del sistema, guadagnando così una visibilità ed una credibilità (ingiustificata ed immeritata) che mai avrebbero avuto altrimenti. Sulla stampa poi il risultato è ancora peggiore: per garantire un pezzo di carta a chiunque (!!!) lo Stato spende un quantità di soldi vergognosa. E non solo: il meccanismo perverso italiano fa si che, per mantenere le vendite, i toni siano sempre peggiori.  

Ma il secondo punto è quello più importante, l'onestà. Barigazzi, nel suo intervento dice: se io, che lavoro con il Newsweek, scrivo qualcosa di non vero, il giorno dopo sono licenziato. Bhè… se proprio dobbiamo dirla tutta, allora siamo più liberi in Italia dove chiunque può dire quello che gli pare senza incorrere in nessun tipo di conseguenza! Al di là di conseguenze penali e legali, quello che mi aspetterei è se non altro conseguenze professionali, come giustamente cita Barigazzi.

Allora probabilmente l'anomalia del sistema Italia non è tanto Berlusconi che controlla le sue 3 TV (ogni paese ha il suo), quanto il canone e le sovvenzioni dello Stato (che rendono controllabile l'offerta mediatica) e la totale assenza di responsabilità (e decenza, aggiungo io) da parte dei giornalisti che rappresentano l'ennesima potentissima casta italiana.

Andrea Denaro

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#vs4 Di ritorno dal 4° Venice Session

Torno da poco dal Venice Session dove ho avuto il piacere di incontrare amici e colaboratori, nonché di conoscere nomi "mitici" della Rete italiana.

Non riesco a nascondere una certa delusione.

L'operazione, lato Telecom, mi sembra sia perfettamente riuscita: i partecipanti erano volutamente pochi, ma a seguire il live su Internet si dice siano state quasi 4000 persone. Consoderando l'argomento, non proprio di massa, mi è sembra decisamente un successo.

Quello che mi ha deluso è stato vedere tanta gente assolutamente in gamba a parlare dei famosi massimi sistemi, di argomenti assolutamente astratti e non concreti, spesso triti e ritriti. Non ho visto ne sentito niente di nuovo. Il mondo sta cambiando e sta cambiando ad una velocità impressionante, eppure non ho trovato che poche e marginali proposte concrete. 

Probabilmente esagero un pò, soprattutto per il pubblico meno tecnico che ha seguito la conferenza, ma conoscendo le potenzialità di gran parte dei presenti, mi sarebbe piaciuto andare più nel pratico ed uscire da là con delle idee e proposte concrete.

So peraltro di non essere l'unico dei presenti che la pensava così.

La mia non vuole essere una critica fine a se stessa: ben vengano iniziative di questo tipo anche in Italia. Tuttavia spero che nel futuro ci sia maggiore concretezza, ci sia la voglia di discutere di problemi concreti e di proporre idee e soluzioni da mettere subito in pratica. 

Un gruppo di persone come quelle presenti ne è ampiamente in grado.


Andrea Denaro
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