Andrea Denaro

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La UX disegna l'esperienza e l'esperienza è fatta di sensazioni; il design è solo una parte di essa

Leggo questo interessante articolo su UxMagazine, ma mi sembra che la user experience sia sottovalutata.

Ad esempio nel bel post di cui sopra, ci si dimentica l’importanza della tecnologia. Non so se avete avuto modo di testare, sicuramente sì, i widget di Samsung e/o il DTT (http://www.andreadenaro.com/un-serata-davanti-alla-tv-digitale-sky-vs-dtt) Assolutamente inusabili! E non perché non c’era un bravo IA a progettarli, ma perché tra un “click” e l’altro, sul telecomando, passano i minuti!

Allora il tema da ricordare a tutti è che l’experience, essendo appunto una esperienza, è fatta di emozioni; le emozioni sono sensazioni e come tali stimolano appunto i cinque sensi.

Mi prenderete per matto, ma la più bella user experience del mondo qual'è? Quella di stare con la donna/uomo che amate. La logica, che ci insegna a fare un pezzettino tondo invece che un'altro rettangolare, ma deve essere solo una di parte dei nostri sforzi. Dicono che quando si guarda un film, sia l'audio a determinare il 70% del coinvolgimento dello spettatore. 

Io credo che è il profumo che sento al negozio di Abercrombie a creare la A&F's user experience, e non le frecce che mi guidano alla cassa. 

Fate vobis :-)


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Il potere della semplicità

Già da tempo mi faccio portavoce della semplicità, o forse dovrei dire della semplificazione.

Magari il merito lo devo al mio professore di italiano al liceo, tale Frère Erasmo. Non era certo un guru di UX, ma anzi un anziano prete, professore di italiano e latino. Tuttavia i consigli che mi dava, si sono rivelati preziosi: io volevo scrivere concetti sempre più articolati e complicati; lui rispondeva dicendomi di usare le parole e le frasi più semplici possibili. Giusto!

Tempo fa ho letto new kind science, libro di Wolfram che prova a raccontare tutto l'universo attravrso delle semplicissime regole matematiche. La fisica ipotizza che alla base ci sia una unica forza, semplice, che attraversa il tutto. E poi Dio: che lo vedano occhi Cristiani, Arabi o Indiani il concetto di Dio è sempre caratterizzato da una grande semplicità.

Insomma, l'uomo è alla ricerca continua di semplicità, di elementarità.

Sembra ovvio, ma poi giro nella aziende e trovo sempre più mega progetti, sempre più intrecciati, sempre più complessi; e sempre più gente che davanti a questa complessità va totalmente in palla!

Oggigiorno ogni elemento della nostra vita ha un livello di complessità crescente e questo crea spesso un problema nel trovare il giusto comportamento, la giusta reazione.

Nelle aziende, come in famiglia, si perdono ore ed ore in discussioni e problemi sempre più articolati. 

Sbagliato!

Io lo chiamo downgrade: vedo un problema e cerco di eliminare tutti i problemi accessori (tutti i fronzoli direbbe qualcuno) e di scomporre una cosa grande in tanti piccoli problemi elementari. 

La complessità spaventa, disorienta, manda nel pallone; scomporre le cose invece, cercare la strada più semplice, mi aiuta ad avere una visione d'insieme, mi aiuta ad avere chiarezza nella percezione, identificare le vere priorità e trovare la soluzione giusta nel minor tempo. 

Spessissimo problemi che sembrano molto complessi, si scoprono, una volta eliminati tutti i concetti marginali (che alla fine sono praticamente sempre ininfluenti), assolutamente banali! 

Attenzione: quando dico banale non mi riferisco alla criticità del problema, che magari è vitale, quanto alla difficoltà nel trovare una soluzione; quanto costi quella soluzione, o quanto sia delicata, è un altro discorso.

Se avete un problema dunque, se dovete proporre una strategia, se dovete raccontare una storia… fatelo nel modo più semplice possibile. 

P.s. per gli amici del Rome UX Book Club: ecco, questi sono i tipi di argomenti che avrei voluto trovare in un libro dal titolo Mental Models Perché con il prossimo incontro non mi accontentate?  

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