recuperariamo la matita durante la progettazione

Noi tutti disegniamo sempre meno e troppo poco. Carta e matita sono il modo più rapido di esprimere le nostre idee e la nostra creatività, eppure passiamo le ore a cercare i programmi più innovativi per rappresentare le nostre idee.

Mi torna in mente la barzelletta su americani, russi e le matite

Il tema è di base è quello di cui parlavo qualche tempo fa: semplificare. Già esprimere un'idea è una cosa complessa, raccontarla e delinearla al meglio ancora di più... Allora perché non usare il modo più facile per farlo?
Non si tratta di perdere tempo perché poi andrà ricopiato, o perché ci sono oggetti da ridisegnare; al contrario si tratta di un modo per ottimizzare lo sforzo e l'impegno nel momento più importante della progettazione, liberando peraltro la mente da una fatica aggiuntiva (ovvero come tradurre in comandi informatici le nostre idee) concentrandosi solo sull'idea.

Altri esempi di quello che dico li trovate qui. A chi fosse interessato all'argomento segnalo invece un bel gruppo su Flickr.

   
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è finita l'epoca dei social media ed è iniziato il FBweb?

L'annuncio di Open Graph è abbastanza importante. C'è chi dice che addirittura rivoluziona il web.

Effettivamente è interessante per due punti non banali:

a. il numero di utenti di FB che secondo comScore sarebbe oltre i 500 milioni. Ora non ho idea di quanti esattamente siano gli utenti web attivi al mondo, ma credo che siamo una buona maggioranza

b. uscire da dominio FB ed offrire gli stessi servizi durante tutta la navigazione (e magari tutta la giornata).

Ovvero un po' come Google è il contenuti, nel web di oggi FB è l'utente. Sono due mondi, due standard, che si parlano e che rendono essi stessi possibile l'esistenza del web di oggi, o forse di domani. Già perché se per Google è evidente (immaginare di navigare senza Google? Io mi sentirei spaesato…), per FB lo diventerà presto. 

É solo una questione di numeri e di tempo: se sul sito della CNN vedrò le medesime funzioni che vedo dentro FB, avrò la possibilità di interagire con i miei amici, di taggarli, etc. etc.. ben presto si svilupperanno. A questo punto probabilmente ci abitueremo ad usare delle funzionalità social in ogni momento e l'experience della navigazione  cambierà.

Perché proprio FB e non Twitter o altri? Semplicemente perché nessun altro network contiene 500 milioni di utenti. 

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Caro @lucadebiase, giornali on line a pagamento? io non ci credo

Vorrei indirizzare queste due righe al bravissimo Luca De Biase, sul cui blog leggo spesso disperati articoli sul modello di business per l'editoria online. Dico disperati perché, più o meno velatamente, mi sembra che anche Luca lasci trasparire un certo terrore che i giornalisti soffrono, soprattutto quelli che sul e nel web hanno costruito la propria fama: di non riuscire a dimostrare che anche l'editoria elettronica rende.

Luca non è certo l'unico ed infatti l'occasione per parlarne nasce a seguito dell'articolo di Marco Pratellesi sul Corriere, Siamo disposti a pagare per le news online?

Io credo di no. 

Le ragioni che mi spingono ad essere assolutamente scettico sono tante e molto differenti tra loro.

L'editoria così come la conosciamo oggi è un modello di business vecchio centinaia di anni: una redazione che scrive e dei lettori che pagano per leggere gli articoli. Il Web, al contrario, è un contesto assolutamente nuovo: cambia il pubblico, cambiano i tempi, come cambia completamente la modalità di fruizione del contenuto (user experience). Pensare di replicare un modello di business vecchio, in uno scenario nuovo, può rivelarsi fatale.

Non bisogna essere geni dell'economia per dimostrarlo, basta guardarsi indietro e analizzare la storia della televisione. 

Nel 1954 la Rai incominciò le sue trasmissioni. Era una TV pubblica, cui i cittadini pagavano il canone perché considerato di pubblica utilità. Attenzione, non è banale: era un servizio non autosufficiente, ma la società lo riteneva così utile da pagare per averlo, ovvero gli spettatori pagavano gli autori. Era il classico modello editoriale. E sembrava non poter essere diversamente perché, un po' come l'Internet di oggi, era assolutamente antieconomico produrre e diffondere contenuti, tanto che i primi editori privati di un certo spessore, arrivarono circa 20 anni dopo. 

In altri termini  quindi, ci vollero 20 anni dalla prima trasmissione perché si creasse uno scenario sociale ed economico in grado di permettere agli editori di vendere la pubblicità e quindi offrire il servizio gratuitamente ai telespettatori. Insomma, ci vollero 20 anni per pensare e realizzare un modello di business sostenibile. Peraltro il modello televisivo ha molti meno attori in gioco rispetto al web e soprattutto nell'arco degli ultimi 50 anni è cambiato molto poco; il web al contrario negli ultimi 10 anni (su 15 di maturità!) ha cambiato pelle, ed equilibri, più volte.

Quindi credo che dobbiamo dare tempo al tempo e che sia forse presto per aspettarsi una soluzione.  

Non dimentichiamo inoltre di vivere in un periodo storico che vede la stampa nel suo insieme essere in crisi. I giornali di oggi vendono solo tramite gli allegati, lo sanno bene gli addetti ai lavori: chi compra Panorama o l'Espresso ormai compra un film che in regalo ti da il giornale e non certo il contrario! Se poi ci aggiungi che leggere un giornale cartaceo, tenerlo in mano, magari al bar, ha un ché di mitico e tradizionale al tempo stesso, come si può pensare che un lettore sia disposto a pagare online, quello che non è disposto a pagare offline?

Il concetto della user experience è qualcosa che i miei amici editori dovrebbero tenere molto più a mente, sotto tanti punti di vista. La Apple ha insegnato al mondo intero che il web può essere amico della musica, perché ha costruito una experience complessiva appagante e vantaggiosa per l'utente. La musica gratis si trova online oggi come si trovata anni fa, eppure iTunes vende miliardi di canzoni.

L'utente è disposto a pagare quando riconosce nelle cose un certo valore: secondo me quindi il valore, vuoi per l'esperienza legata alla fruizione del contenuto, vuoi per i contenuti stessi, oggi non è così evidente. Ma soprattutto non lo è perché sul web è tutto diverso: è più attendibile una nota politica di Franco sul Corriere o un articolo irriverente su Dagospia? Bella domanda… Quello che offline è infungibile, online è velocemente sostituibile.

Criticare è facile, lo ammetto; mi azzardo allora sull'infido terreno delle previsioni, ma lo faccio in maniera molto sintetica:

a. a tendere è il modello endemol a funzionare. Ovvero produttori di contenuti verticali da un lato, distributori/aggregatori di contenuti dall'altro.

b. miglioramento dell'efficenza dell'ADV online darà respiro ai grandi editori

c. si potranno costruire revenues se basate sui servizi, non solo sui contenuti

In particolare la chiave di volta è sull'ultimo punto. Credo infatti che il valore per l'utente sarà molto più evidente quando iniziamo a ragionare su device innovativi (forse l'ipad) in grado di regalare all'utente una chiara percezione del valore di quello che compra (sempre che questo valore sia ritenuto congruo dall'utente: 45 euro l'anno per abbonarsi al Corriere per iphone mi sembra una follia!). 

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The Wired Tablet App: A Video Demonstration

Veramente interessante. E siamo solo all'inizio!

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La UX disegna l'esperienza e l'esperienza è fatta di sensazioni; il design è solo una parte di essa

Leggo questo interessante articolo su UxMagazine, ma mi sembra che la user experience sia sottovalutata.

Ad esempio nel bel post di cui sopra, ci si dimentica l’importanza della tecnologia. Non so se avete avuto modo di testare, sicuramente sì, i widget di Samsung e/o il DTT (http://www.andreadenaro.com/un-serata-davanti-alla-tv-digitale-sky-vs-dtt) Assolutamente inusabili! E non perché non c’era un bravo IA a progettarli, ma perché tra un “click” e l’altro, sul telecomando, passano i minuti!

Allora il tema da ricordare a tutti è che l’experience, essendo appunto una esperienza, è fatta di emozioni; le emozioni sono sensazioni e come tali stimolano appunto i cinque sensi.

Mi prenderete per matto, ma la più bella user experience del mondo qual'è? Quella di stare con la donna/uomo che amate. La logica, che ci insegna a fare un pezzettino tondo invece che un'altro rettangolare, ma deve essere solo una di parte dei nostri sforzi. Dicono che quando si guarda un film, sia l'audio a determinare il 70% del coinvolgimento dello spettatore. 

Io credo che è il profumo che sento al negozio di Abercrombie a creare la A&F's user experience, e non le frecce che mi guidano alla cassa. 

Fate vobis :-)

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La semplicità è alla base di ogni rivoluzione

Se guardiamo indietro di 10 anni, cos'è che ha veramente cambiato la nostra vita? Le cose più semplici:

- il cellulare (solo per telefonare)
- le email
- gli SMS
- word (95!)
- il mouse
- la homepage di Google
- l'iPod
....

E forse Twitter, che è abbastanza semplice da entrare veramente nelle nostre vite.

La condizione necessaria che una novità deve avere per essere rivoluzionaria è la semplicità.

Andrea Denaro
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http://www.google.com/profiles/Andrea.Denaro

Sent by iPhone

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Eccezionale: finalmente una proposta veramente innovativa di Interaction e UX.

Non ho mai postato un video da Youtube, ma questo è veramente eccezionale. Come al solito una piccola innovazione ne introduce una nuova e così via; tanti fanno proposte e progetti sul livello successiva, ma la stragrande maggioranza delle idee sono campate per aria.

Questo idea è veramente strepitosa. Apple ci ha stupito tutti con il mouse touch e non mi stupirei se questo fosse una specie di video gosth virale che prelude quello che Apple ci sta preparando per il suo iTable.

I concetti iPhone style ci sono e non pochi (lo zoom, le finestre a slide, il grigio dell'interfaccia del browser) ed anche l'immagine di sfondo è proprio made in Cupertino.

A parte questo l'idea di fare una tastiera completamente touch è tanto semplice quanto geniale. E come dimostra il video avere 5, anzi dieci puntatori, cambia in maniera drastica le possibilità e potenzialità che abbiamo. (Certo, la sensibilità dei tasti è un'altra cosa, ma sono sicuro che qualcosa ci si può inventare).

Finalmente, come scrivo nel titolo, un'idea veramente innovativa, rivoluzionaria e concreta di quale potrebbe essere il prossimo passo nelle interfacce utente.

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mio figlio (5 anni) ed il mio iphone

La prova che la UX di iphone è eccezionale è che mio figlio, 5 anni ancora da compiere, ormai da un anno lo usa in maniera completa. Certo, non sa leggere se non i numeri, ma da subito ha capito il meccanismo dello slice, del muovere il telefono per comandare un gioco e via discorrendo. 

Da un lato cerco di limitare l'uso dello strumento, ma dall'altro vedo come stia sviluppando una capacità di reagire in maniera deduttiva agli stimoli, tanto veloce da sembrare intuitiva.

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L'experience marketing della Apple contagia la Disney

Giorni fa già scrivevo di come  la comunicazione deve essere completamente legata all'esperienza dell'utente. Attenzione: non è che fino ad ora abbiamo sbagliato a fare affissioni, come non è certo vero che chi fa advertising tradizionale prova a rubare i soldi alle aziende! Semplicemente la comunicazione si sta evolvendo, sta cambiando. Sta cambiando perché è stata sfruttata fino all'osso. Sta cambiando perché sono cambiati gli strumenti, le abitudini, lo scenario nel suo insieme. E sta cambiando molto più velocmente di quello che pensiamo.

Oggi @TinHangLiu segnala che Steve Jobs ha convinto la Disney ha sfruttare le capacità del suo team retail per rinnovare drasticamente i negozi. Come si legge nell'articolo, la Disney ha già fatto tantissimo fino ad oggi, raddoppiando in circa dieci anni (crisi comprese) il fatturato del suo merchandising. Tuttavia non è più abbastanza. 

 “The world does not need another place to sell Disney merchandise — this only works if it’s an experience,” dice Jim Fielding, presidente di Disney Stores Worldwide. Il cliente deve essere coinvolto nella comunicazione, deve vivere un'esperienza di marca che vada profondamente ad incidere sulle sue emozioni e sul suo subconscio.

Effettivamente visitare lo store della Disney di NYC è stata una grande delusione; al contrario i parchi a tema sono stati emozionanti e mi hanno lasciato qualcosa nel cuore. E non per bellissime giostre (attenzione, file immense!!!), quanto per la gioia di mio figlio nell'abbracciare questo o quel personaggio.

Tutti quelli che fanno comunicazione devono imparare dalla Disney: è veramente il non plus ultra in termini di marketing! 

Le loro campagne di advertising sono i film e le televisioni; i parchi a tema servono a vivere l'experience; i loro (veri) prodotti il merchandising. Nessun componente di questa filiera è un costo, ma rappresenta di per sè un profitto.  Effettivamente c'era da stupirsi che sui negozi fossero rimasti così indietro.

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Flash Forward: dopo il real time web arriva la real time fiction (da oggi anche online)


L'occasione del lancio in Italia di FlashForward (Su Fox da Lunedì 5 ottobre) mi permette di riparlare di un bel libro letto qualche tempo fa di Steven Johnson (Tutto quello che ti fa male ti fa bene): la tesi del libro è che la televisione, spesso citata come uno dei mali contemporanei, in realtà ci abbia aiutato a sviluppare una capacità di ragionamento ed interazione sempre più rapida. Dimostrazione ne è l'evoluzione delle trame di film e telefilm.

Effettivamente se si paragona uno Startrek, tanto per rimanere in tema fantascienza, con l'odierno Lost, ci si accorge facilmente di come sia vero quello che il buon Johnson sostiene.

Un passo ancora avanti sembra essere FlashForwardDnsee ha ne curato il minisito Italiano (e non solo), per conto di Fox.  

Proprio stamani rispondevo ad un post di Nicola Mattina su UXMAgazine  riflettendo sul real time web. Da questo punto di vista anche il progetto FF è molto interessante, perché effettivamente, caso non frequente, la messa in onda italiana è quasi contemporanea a quella italiana.

Così come il lavoro  interessante sotto il profilo dell'experience. Per promuovere la serie abbiamo provato a far vivere all'utente quello i protagonisti stessi vivono ed effettivamente anche semplicemente online, con pochissime informazioni, è veramente difficile interpretare il proprio futuro! 

   
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