Andrea Denaro

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(la 2° del paio) Branding 2.0 per il no profit

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cerca cerca sui social media...

Pare che alla fine le big corp. si sono accorte che esiste Facebook ;-) Scherzi a parte, ci sono un sacco di belle cose online in questo periodo.

Sto facendo un progetto su come integrare loyalty e social media e devo dire che stanno uscendo cose interessanti.

Quello che però noto è che i social media ancora non sono business oriented: c'è troppo caos, troppi strumenti, formati e siti diversi… insomma è tutto troppo disperso.

Per capire quello che sta facendo un brand su Facebook, è da diventare matti, tanto per fare un esempio.

Oggigiorno più o meno tutti hanno capito che i SM sono uno strumento di contatto, non solo (e non tanto) di awarness. Allora forse il vero problema di FB e di Twitter, per fare soldi, è stabile uno standard comune attraverso il quale le aziende possono essere trovate, cosa che oggi non è facile neanche un po'.

Andrea Denaro

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Twitter fagocitato da Facebook?

Come scrive AdAge,  Forrester Research ha recentemente aggiornato le definizioni di… coinvolgimento sociale che aveva definito nel 2007, aggiungendo una categoria: i Convertionalists.

Our research shows that even more than Twitter, people are using social network status updates -- mostly Facebook -- for these same sorts of connections. We call the group that communicates in this way at least once a week "Conversationalists."
 

Non che abbiano inventato nulla di nuovo, ma definire uno standard secondo me è stato utile.

Ora, l'articolo di AdAge è interessante perché fa un passettino oltre e si riallaccia a quello che penso da un po'. 

1. a cosa serve Twitter? Premetto che io non uso più FB se non in rari casi, mentre volentieri mi metto su Twitter (via TweetDeck e Tweetie) e lo reputo il migliore strumento di collaborazione al mondo . Quando però mi chiedono a che cosa server Twitter, difficilmente riesco a rispondere… Giustamente l'utente social base, è un utente che va su FB e avendo già lo status, non sente alcuna necessità all'uso di Twitter. (Aggiungo che il 50% del traffico di questo sito arriva da FB e non da Twitter, come sarei tentato a pensare)

2. quanto vale veramente Twitter? Proprio una bella domanda: già di suo, non riesce a fare soldi, ma per di più oggi Forrester ci dice che la gran parte delle persone usa lo Status di Facebook come fosse Twitter, creando di fatto una concorrenza difficile da combattere. 

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Per la serie "scomettiamo che": vuoi vedere che ora Linkeind crescerà un bel pò?

Qualche settimana fa avevo scritto un breve post sulla differenza di strategia tra Facebook e Linkedin: diversa in tutto, anche nell'approccio al 2.0 ed all'integrazione con gli altri strumenti; Facebook totalmente aperto, Linkedin assolutamente chiuso.


Oggi mi trovo su Tweetdeck una nuova tipologia di colonne, ovvero quelle di Linkedin.

Si possono mettere non solo gli aggiornamenti di Status, ma anche le Connessioni, le novità dai gruppi, etc…

Per chi come me è convinto che Twitter sia un servizio, nel senso più semplice del termine (ovvero non un gioco, ma uno strumento utile alla vita, anche e soprattutto lavorativa), è stato come sfondare una porta aperta.

In altri termini credo che le informazioni presenti sono di maggiore appeal di tante altre e sono convinto che seguirò questa nuova colonna con attenzione.

Andrea Denaro




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the future of Twitter

thanks @loic, I agree on many points on your post, but the real question is "when"

I love Twitter because in my opinion is the most important example of crowd sourcing and collaboration ( http://www.andreadenaro.com/the-real-nature-of-... )

I just believe that the model will dramatically change really soon. The problem of Twitter is this: the more success it has, the less useful it is!

Following to many people is un-useful and being followed by too many generic people, is un-useful too. On one hand it's important that many people come in Twitter, but on the other it has been designed for small groups. If all the people on the web would register, you would just have the entire Web by itself. 

And then you would need back Google!!!

We are just a the beginning of the Real Time Web and Twitter it is just the first player.

PS: I totally agree on how Twitter will influence languages and behaviors. In Italy, where SMS have been a massive tool for years, also before many innovations (like the way to send more160 chars).

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arrrrgghhhh levate le liste da twitter!!!

Per favore, questo vuole essere un accorato e disperato appello a eliminare quanto prima la funzione delle liste da twitter…

In pochi minuti il numero delle persone che seguo crescerà ad una velocità tale da rendere totalmente inutile lo strumento!

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The real nature of Twitter between collaboration and crowdsourcing

This is a translation, for my English speaking friends, of a previous post written in Italian.

We everybody speak a lot about Twitter, often thinking it as a generic social media and many of us, that doesn't know it, mistake it as a sort of Facebook, especially here in Italy.

After have been using it for about one year, my ideas about this platform, that still be in continuos evolution, are clearer.

The first word that comes into my mind is Crowdsourcing: the super major part of Twitter's useful contents are web page recommendations (it's not a case that the most followed accounts seems to be a sort of press release service). It's the People of the Web that sound and narrate the bottom of the Web. It's the perfect antithesis of Google: Twitter is push, Google pull; the first one strikingly take you to the real world, the second is purely virtual; Twitter brings out the value of the People and cannot exist without them, Google try to replace human efforts interpreting and prevent their needs. Is the web 1.0 vs 2.0 (or maybe 2.0 vs 3.0?)

May I'm mad, but I found incredible how, after 10 years spent trying to invent the most intelligent search engines, we are back to the anthill model, where a lot of small ants do their job making efficient the Environment.   

I follow 400 people every day. They are a lot of small (great!) surfers that sound the bottom of the Web for me, looking for the most interesting contents. Since when I use Twitter, I'm not joking, I learned a lot of really useful thinks, read very interesting articles and developed an ablosultely more complete vision of the whole world. 

A sort of collective and common intelligence and knowledge.

The concept of Collaboration has also another consequences: for example it introduces a different social economy, newly based on barter (I give you extra-value information if you follow me, increasing the value of myself within the Community).

To complete this vision I suggest you two book (quite famous) that now, in Twitter era, are relly more tangible and actual:

Now the next point is to understand the real value of knowledge in this world, where in just few minutes you can discover everything you need. Knowledge has become a commodity, accessible by everybody in every moment. So the power is not to know, is to know how to use.

Wins who is able to quickly create and recreate schemas that combine informations, trying to create new ones not used before.

Andrea Denaro


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il valore della conoscenza nel 2010 è pari a zero

Titolo volutamente provocatorio, ma problema reale.

Già tempo fa notavo come la Rete, diffondendo la conoscenza in tutto il mondo, abbatte ogni barriera: processo lento, ma inarrestabile; processo che Twitter sta velocizzando notevolmente.

Mi chiedo allora: qual'è il valore della conoscenza nel 2010?

Zero! Di fatto è una commodity. Qualsiasi persona può sapere qualsiasi cosa in qualsiasi momento. 

Lasciamo un momento da parte la ricerca (fanta)scientifica e milionaria di governi e grandi corporate e caliamoci invece nella vita reale. Fino a ieri il valore della cultura e della conoscenza era altissimo e discriminante, ma oggi non ha quasi senso. Non esiste un vero vantaggio competitivo tra chi ha passato anni sui libri e chi invece ha una veloce connessione ad internet.

(Incredibilmente oltre ad abbattere ogni barriera sociale ed economica, tutto questo ha una sorta di aspetto darwiniano, perché favorisce i più scaltri, i più intelligenti, i più fortunati alla nascita: a parità di strumenti, vince chi è più dotato.)

Quindi io sto qui, passo le ore davanti al computer per capire, sapere e scoprire gli ultimi trend… 10 minuti prima degli altri. Non anni, neanche settimane… 10 minuti prima!!! Il valore del tempo che ho speso per cercare quella informazione è dunque bassissimo.

Mi chiedo questo per sapere come faccio, io che sono un imprenditore ed un manager, a vincere nell'economia globale. Dov'è allora l'eccellenza? L'eccellenza non è più nel sapere, ma nel saper usare

Vince chi, velocemente, riesce a creare degli schemi che combinano le informazioni in nostro possesso fino a crearne di nuovi.

Da un lato più filosofico ed astratto, le conclusioni sono altre.

Alla fine di tutto questo (contorto) ragionamento mi torna in mente Seth Godin, che poi tanto consumato forse non è, ed il suo libro Tribes: i valori nel mondo di oggi sono i valori all'interno di un network, non quelli di una singola persona. 

Non è importante sapere, ma apparire: non perché la cultura non conta (quelli erano gli anni 80), ma perché è data per scontata. 

Una qualsiasi rete porta vantaggi a tutti i suoi componenti, d'altronde non ne faremmo parte. Ma è chi sta al centro della rete, o in cima alla piramide, che ne trae i vantaggi maggiori. I valori di autorevolezza, di credibilità, di visibilità sono i vantaggi competitivi del mondo di oggi.  

Mi torna in mente Twitter come perfetta rappresentazione di questo sistema.

Un modello molto sano ed assolutamente meritocratico, perché sono valori che si guadagnano solo sul campo.

Tutto ciò per arrivare a concludere che la Rete ha ormai corrotto alla radice i modelli sociali e culturali nei quali viviamo e con i quali interagiamo e che ogni attività odierna deve essere necessariamente pensata secondo nuovi paradigmi che sfruttano a pieno questi modelli.

Magari tra qualche giorno riesco anche ad essere più chiaro: ho un sacco di idee in testa, una incastrata nell'altra!


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La vera natura di Twitter tra collaboration e crowdsourcing

Si parla tanto di Twitter inteso genericamente come social media e tanti che non lo conoscono lo scambiano addirittura per un altro Facebook.

Dopo circa un anno di utilissima frequentazione, mi sono schiarito un po le idee su questo strumento, a tutt'oggi in continua evoluzione.

La prima parola che mi viene in mente è crowdsourcing: la stragande maggior parte dei contenuti utili di Twitter sono segnalazioni di pagine web (non a caso gli account più seguiti sembrano quasi un servizio di rassegna stampa). È il popolo della Rete che quotidianamente scandaglia e racconta la Rete stessa. È l'antitesi perfetta a Google: uno umano, l'altro informatico; Twitter è push, Google pull; l'uno riporta drasticamente al mondo reale, l'altro è puramente virtuale; Twitter valorizza le persone e non può vivere senza di esse, l'altro cerca di sostituirle interpretando i loro bisogni.

Forse sarò matto, ma trovo incredibile come dopo 10 anni di tentativi di creare il motore di ricerca sempre più intelligente, alla fine ritorniamo al modello formicaio, dove tante piccole formichine, che fanno il loro piccolo lavoro, rendono efficiente il sitema.

Le oltre 400 persone che seguo quotidianamente sono tanti piccoli (grandi) surfer che scandagliano la rete alla ricerca dei contenuti più interssanti. Da quando seguo twitter, non scherzo, ho imparato veramente molte cose, letto articoli iteressantissimi e sviluppato una visione dell'insieme molto più completa.

Una sorta di intelligenza e conoscenza collettiva.

Il concetto di collaborazione ha anche altri risvolti: introduce ad esempio una economia sociale nuovamente basata sul baratto (io do informazioni di valore se tu mi segui, accrescendo quindi il valore di me stesso all'interno della comunità).

Da un punto di vista umanistico e sociologico sarebbe molto interessante rileggerne la storia e capire come sia evoluto giorno per giorno, perché questa evoluzione secondo me prelude un cambiamento più sostanziale nelle dinamiche della rete.

Andrea Denaro
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piccole soddisfazioni - le regole della Rete

La rete non ha regole, eppure le ha. Innate ed autoctone: se non le rispetti, vieni escluso. 

Un esempio è il post di oggi di Luca Conti (che ringrazio ancora e spero abbia mai avuto un powerbook 12") a seguire una mia segnalazione di qualche giorno fa.

Luca ha chiesto un aiuto nell'identificare i software più interessanti legati a Twitter ed io, come molti altri, gliene ho segnalati un paio.  Luca è stato molto cortese e non solo ha segnalato alcuni nomi, tra cui il mio appunto, ma si scusato più volte con tutti quelli che non ha potuto citare. 

Chi glielo ha fatto fare? Nessuno, ma in Rete si fa così. 

La Rete vive di se stessa e del concetto stesso di rete: coloro i quali esaltano il concetto di Rete, di connessione o di relazione, sono poi coloro quali hanno maggiore successo. Google ne è l'esempio più efficace. Esistevano tanti motori di ricerca, ma Google lì ha soppiantati tutti proprio esaltando i siti che favoriscono il networking.

Allo stesso modo le persone che hanno più successo in Rete, come appunto Luca che è un blogger famoso, sono quelle sempre attente a dare in cambio qualcosa, a contribuire alla crescita della rete stessa nel suo insieme, a rispettare ed esaltare le sue regole.


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