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Andrea Denaro

a great selection of must-read slides for startups and VCs #vc #smm

Dave McClure, head of 500 Hats, a small VC firm, created a very useful list of must-read presentations about web 2.0, startups and venture capital business.

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marketing sui bambini (considerazioni a valle dell'#isintrally di eni)

Come molti sanno ieri ho avuto il piacere di partecipare (ed in parte organizzare) una splendida giornata offerta da Eni in occasione del rally di Monza. Abbiamo invitato una trentina di "webbettari" doc e condiviso con loro il lancio del nuovo lubrificante.

Che centra questo con i bambini? Niente.

Tuttavia è stata l'occasione anche per portare mio figlio a vedere una giornata di lavoro di suo papà (se pur sui generis). Mi sente sempre lamentarmi dei ritardi dei voli, mi ha visto sempre uscire di corsa, spesso mi ascolta parlare di Eni o mi vede lavorare a qualche progetto. Ieri finalmente ha dato un volto a tutto questo!

La cosa che mi ha colpito è che si totalmente e follemente innamorato del marchio eni. Un bambino che si entusiasma per un marchio? "Bella novità" potrà pensare qualcuno. Come non è certo una novità che i bambini siano i primi driver di acquisto (McDonald docet).

Quello che mi ha colpito è il processo con il quale è successo tutto questo: in un certo senso lui lo ho fatto per compiacere me. Infatti nessuno ha fatto nulla per coinvolgerlo. Da solo lui ha scelto qualcosa che in casa ha legato a valori positivi (il padre, il lavoro, l'aereo, etc…)

In altri termini pensiamo sempre che i bambini si aspettano sempre cose da bambini, mentre alle volte sottovalutiamo la loro capacità di osservazione e di comprensione, soprattutto al giorno d'oggi.
Questo dovrebbe far riflettere con attenzione sia gli editori di quegli orrendi programmi televisivi in onda su stazioni come K2 (se avete un figlio evitate che li guardi!), sia chi fa il marketing delle aziende. É chiaro che parliamo di strategie di medio lungo periodo, ma i brand costruiti nel tempo sono ovviamente quelli che poi resistono molto a lungo.

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The Internet is everything but virtual; the Internet is Real

A long time ago, we used to say "the Virtual world" when speaking about the Net and I remember long debates on how the fake life on the Web could create problems to the people and to the entire society. 

We were wrong. 

The Internet is more real than every other think.

Is real because is made by Real People and real friends,
because it is in Real Time,
because it affects the Real Life (the everyday real life).

Everyday and everywhere.

It is real because it's made by Real Sentiments and Real Emotions,

Nine years ago, when I founded dnsee I used to say many adjectives like digital, virtual or interactive to clearly explain what my business was related to.

Today I probably should say that dnsee helps companies to enter the real life of real people. 


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Twitter business model (my suggestion)

For some website, as TechCrunch, Twitter as become the second-largest source of outside traffic, behind Google.

 That's show the power of Twitter; in June Twitter.com attracted more than 45M people, but in my opinion most of the users gain access to its services via other software and sites.

 Every analist in the world is asking if Twitter will be the next Google (a lot of money) or the Netscape, which defined a new standard but was not able to make money.

 It's a risky business because many services are offering the same, maby better, serivices than Twitter (FriendFeed, Facebook, etc).

 But Twitter is cool.

 When I pubblish a link on my Twitter feed a noticed that the click rate depends by "when" I post and "what" I post. As Twitter is a stream, my suggestion is to apply an Adv hybrid model: scheduled as the TV is and focused like adsense.

 The advertiser should be able to buy sponsored messages depending on time (when it goes live) and trageted users (not just basing on interested, but also number of followers and following people)

  

 Andrea Denaro
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quando valgono gli utenti di Twitter?

Twitter mi lascie sempre senza parole. Qualche tempo fa scrivevo, in un inglese un po' maccheronico, questo post sul paradosso dello stesso  Twitter http://www.dnzine.com/2009/03/27/the-twitter-paradox/: più utenti hai, quindi più successo hai, e meno è uon strumento utile perché il buffer delle informazioni che ti arrivano diventa veramente grande.

Premettendo che Twitter secondo me è una formidabile piattaforma per condividere informazioni in modalità push e che quindi è utile per chi ha bisogno di tenersi aggiornato (ergo no divertimento, ma lavoro), in una prima fase ho cercato di aggiungere e scovare quante più persone cool possibile. Oggi mi accordo che avere solo 300 utenti rende per me assolutamente impossibile leggere nulla, a meno di non stare fisso davanti al monitor a fare solo quello.

Mi chiedo ma uno che ne ha 6000, o addirittura 10000 di utenti... che ci fa? Dove è l'utilità?

Ed ancora: anche a fini di avere popolarità, autorevolezza (per poi sfruttare i proprio contatti commercialmente in qualche modo) il valore degli utenti è direttamente relazionato al numero di contatti che hanno: se sono uno dei loro 10 contatti, ho un valore importante, ma se a loro volta hanno 300 contatti il valore dei miei messaggi è estremamente basso.

Tutto ciò mi porta ad un conclusione finale: considerando che Twitter punta a coinvolgere quanti più utenti possibili e creare quante più connessioni possibili, se il modello resta quello di oggi, secondo me sta andando verso una sorta di implosione, diventando talmente caotico da essere completamente inutile.

La sfida quindi, ancora prima di trovare uno sbocco commerciale, è trovare un modello sostenibile di crescita.

Andrea Denaro


Il giorno 23/lug/09, alle ore 14:30, Posterous (edless) ha scritto:

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