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Andrea Denaro

Il bello della televisione non ha età #incontraTO

Ecco uno dei video (su youtube gli altri) della serata in cui Eni ha invitato tre nomi storici della TV dell'altro ieri (Arbore), di ieri (Bartoletti) e di oggi (Marcorè).

Ho avuto la fortuna di esserci e devo dire che consiglio a tutti di vedersi le altre pillole presenti su Youtube perché, per uno che la TV ormai non la guarda mai se non su Sky Cinema, devo dire è stata una bella riscoperta vedere come 3 personaggi di questo calibro, al di là degli anni, della formazione e della personalità, siano stati in grado di fare 1 ora di spettacolo leggero, simpatico ed assolutamente piacevole.

E' il clima del Constanzo Show di una volta, dei varietà che avevano tutti altri ritmi, che facevano ridere ma non per forza, che facevano riflettere senza strillare. Le serata della famiglia davanti alla tv insomma. 

Forse sto invecchiando pure io, ma a me la televisione di una volta forse manca davvero!

Ps. per dovere di cronaca ho fermato Arbore alla fine della serata per ricordargli una cosa straordinaria, almeno per me :-) Ho iniziato a lavorare come aiuto regista (durato poco, solo quella sera) per un concerto che fece dal Madison Square Garden di NYC negli anni novanta! Eccone una pillola che ho rimediato su Youtube!

Altre pillole della serata:

 

 

 

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Chi vince e chi perde nei Social Media #SMM [INFOGRAPHIC]

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La rivoluzione social è iniziata (la mia intervista su Mediakey di marzo)

Vorrei condividere un estratto dalla mia intervista sul numero di Mediakey di Marzo 2011 perchè trovo che ci siano degli spunti di riflessione interessanti.

MK: Quali sono i servizi che offrite e i vostri punti di forza? 
[...] Oggi Dnsee sta diventando la capofila di un piccolo gruppo di realtà che aggregano le migliori teste per ogni ramo di attività, mantenendo in ognuna il proprio processo di lavoro per garantire ai nostri clienti l’eccellenza. Tutto ciò è assolutamente in linea con la nostra mission aziendale, non tanto riferita alla comunicazione quanto al raggiungimento degli obiettivi di business: puntare a una meta concreta, con la libertà di scegliere gli strumenti più efficienti in quello specifico contesto, cambia drasticamente il modo di lavorare.

Ovvero: non sono convinto che tutti dobbiamo fare tutto. Ormai l'ambito digitale è talmente ampio e richiede talmente tante competenze che non è più possibile pensare di fare tutto in casa. Le agenzie per prima devono diventare "Cloud", ovvero devono essere in grado di coordinare processi complessi. E' la conferma di qualcosa che già quasi 2 anni fa andavo raccontando

MK: La separazione tra il mondo reale e quello digitale sarà superata dalla diffusione organica dei grandi social network e da device mobili sempre più efficienti. Come si attuerà questa rivoluzione in concreto?
Già da tempo scrivo di come i social media, veicolati sui cellulari, rappresentino una diretta estensione della persona nel network. Saremo sempre di più ‘always on’, e le ripercussioni nella vita pratica ancora sono tutte da vedersi. Mi ha lasciato di stucco vedere come anche tanti tra i nostri genitori usino Facebook dal telefonino per comunicare con amici e parenti. Cambia la quantità dell’informazione che trasmettiamo, nonché la tipologia di contenuti: è una rivoluzione.

MK: Quanto sono stati usati e compresi finora i social network dalle aziende come tool di comunicazione, e quanto sono ancora da scoprire?
Sarebbe scontato rispondere che sono stati sfruttati poco, ma facendo un’analisi più approfondita non è così. Il marketing ha sempre gestito la comunicazione online, il più delle volte limitandosi a fare campagne promozionali. E sotto questo specifico ambito già si sono viste cose interessanti. Ma i social network offrono il modo più efficiente per interagire con il pubblico, ed è qui che si aprono fantastiche opportunità, dal caring alle intranet fino ad arrivare alla creazione stessa di nuovi prodotti. L’azienda del futuro non parlerà nei social network, sarà necessariamente integrata con essi. Ci troviamo di fronte a un radicale cambiamento culturale all’interno di ogni organizzazione sociale.

MK: Oggi il marketing si fa nel prodotto e non sul prodotto. Ci può spiegare questo concetto e fare qualche esempio? 
Quella che cita è una frase di Seth Godin che mi è rimasta veramente impressa. Un esempio su tutti è Apple, un marchio che ha comunicato tanto e bene, ma non meglio di altri concorrenti. La differenza allora dov’è? Nel prodotto, che è eccitante, coerente ed efficiente. A fare pubblicità sono bravi tutti, basta pagare: è l’esperienza complessiva dell’utente a fare il marketing oggi, soprattutto nell’era dei social media.

Altra piccola nota. Torno adesso da San Francisco: inutile raccontare che ancora c'è la fila per comprare l'Ipad 2, mi stupisce di più che (per non rompere la tradizione) sono andato a far visita al negozio Apple di Infinite Loop 1 ed anche questa volta ho trovato orde di fans che compravano magliette e gadget della mela. Ma ce li vedete voi i fans al negozio Windows? O Dell?

MK: User experience design, touch and mobile media, electronic and mobile payment, social monitoring: il vostro lavoro è anche ricerca. Come si crea eccellenza in questi settori?
È raro trovare un’azienda italiana, soprattutto un’agenzia, che investe nella ricerca. Al contrario noi investiamo sempre di più, proprio perché Dnsee punta all’eccellenza. La comunicazione digitale ruota per forza di cose intorno a device e interfacce: garantire la migliore esperienza d’uso non è complementare, è fondamentale! Posso fare la campagna virale più efficace del mondo, ma se poi non gestisco perfettamente il modo con cui l’utente interagisce con essa l’effetto sarà comunque mediocre. Si può quindi scegliere di prendere un giovane esperto di user experience e buttarlo nella mischia, oppure di affidarsi ai numeri uno che hanno costruito la propria eccellenza sul processo di lavoro. Questa è la strada che ha scelto Dnsee, grazie al legame stretto con il mondo delle start-up: scegliere solo i migliori. Così, per esempio, siamo gli unici partner in Italia di Radian6, che è notoriamente la più potente piattaforma di monitoraggio online al mondo. A breve rilasceremo una nostra innovativa piattaforma open source e saremo presenti alle più importanti manifestazioni per tenere dei workshop sulla progettazione di interfacce e su tutti gli argomenti legati ai social media.

Se guardiamo la storia della comunicazione, le agenzie sono state sempre il centro di grandi momenti di ricerca ed invenzione di mode che poi si sono applicate alla vita reale. Perché non dovremmo fare altrettanto oggi? Girando negli ultimi anni tra il Cebit, il Gitex o il più noto Web 2.0 Expo che per una realtà come dnsee avere un legame con questo mondo è veramente fondamentale. E questo non solo è un vantaggio per dnsee stessa perché migliora la sua offerta e la sua qualità, ma soprattutto perché è quello che i clienti di oggi chiedono. Nuovi strumenti di comunicazione, di analisi, di monitoraggio e/o nuovi trend: mantenersi al passo dei tempi, a questo ritmo e velocità, è una attività veramente impegnativa.

MK: Fino a poco tempo fa le aziende tendevano a riservare ben poco del budget di comunicazione al mondo online, puntando sull’adv classico. Le cose stanno cambiando?
Decisamente! Oggi il digitale è il cuore di ogni attività di comunicazione che abbia un senso. Addirittura, ci sono primarie aziende italiane che non fanno neanche più la tv. E il motivo è semplice: portiamo a casa risultati molto concreti. [...] Con questo non dico che la tv non serva più, ma con la metà degli italiani su Facebook probabilmente non è sempre il mezzo più efficiente. 

Ancor più vero se pensiamo che il pubblico sul quale si registra la crescita più alta all'interno di Facebook, sia in termini di registrazioni che di utilizzo, è quello 34/45.

MK: La tecnologia e la comunicazione viaggiano oggi a velocità siderali. Qua- le sarà la prossima novità? 
Se si pensa alla velocità con cui sono nati e cresciuti Facebook o Twitter, è veramente difficile dirlo. Una delle prossime rivoluzioni riguarderà i piccoli business: Google gli ha aperto la porta dei grandi numeri, ma oggi strumenti come Groupon o Foursquare possono veramente far esplodere una piccola realtà con poco tempo e pochi soldi.

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Se parliamo di social mobile

Il Mobile ed i Social Media sono due mercati i cui tassi di crescita sono esponenziali.

Partiamo dal mobile, che sta vivendo grande fermento per l’avvento degli smartphone, device avanzati che rivoluzionano il modo di interagire di ogni individuo con il mondo. 

L’Italia in particolare è uno dei mercati di maggiore successo per questo tipo di strumenti. Il mercato è dominato in termini numerici da Android / Apple. E’ noto a tutti il successo degli appstore, quello che è meno nota è la percentuale di apps a pagamento su quelle gratis (molto alta) a significare che è già un pubblico maturo.

Tutte le ricerche indicano che il prossimo mercato pubblicitario ad esplodere sarà quello Mobile.

Ma è da un punto di vista sociologico che sta avvenendo un fenomeno veramente interessante. Il telefonino è un device assolutamente più personal di quanto non sia mai stato alcun altro strumento:

  • è sempre in tasca
  • è personalizzabile (suonerie, sfondi, cover)
  • è un oggetto di abbigliamento / moda

Il telefonino dunque serve ad esprimersi ed racconta il proprio modo di essere.

Per questo i Social Network hanno trovato in questo strumento un perfetto contesto dove sviluppare i propri servizi. C’è da ricordare peraltro che mentre il computer era usato principalmente per lavorare, il modello di utilizzo primario del telefonino è  ovviamente quello di comunicare, utilizzando peraltro pattern simili (scrivere SMS).

Altra caratteristica fondamentale è il poter essere always on , quindi sempre in contatto con amici e contatti.

Facebook dichiarava all’inizio dello scorso anno che quasi un quarto dei suoi utenti accedeva più o meno regolarmente via mobile e che questo dato era in crescita vertiginosa. Nello stesso periodo anche Twitter asseriva che l’utilizzo via mobile cresceva a tassi incredibili (+62% in 4 mesi). Foursquare, uno dei fenomeni più incredibili (replicato da Facebook Places e Deals) dell’ultimo anno, è cresciuto nel 2010 del 3400%. Durante il recente superbowl quasi 220K persone hanno comunicato la loro presenza (fisica o virtuale!) con questo strumento.

Ad oggi ha molto mercato con le piccole realtà per la difficoltà delle grandi reti di gestire campagne così LOCAL, ma è un fenomeno che sta cambiando velocemente.

Il social mobile contagia ovviamente solo i più giovani, ma la cosa incredibile che sta aprendo nuovi bisogni di relazionarsi ed esprimersi fino ad oggi ancora non del tutto esplorati.

Non scopro di certo l'acqua calda quando dico che questi due mondi, a loro volta rivoluzionari, combinandosi creeranno un  cambio epocale nella società.

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il futuro delle agenzie secondo Forrester SSM# ADV# #MUSTREAD

Interessantissimo Post su Forrester (perché conferma quello che penso da tempo!) tutto da leggere http://j.mp/fpYgeN

1. Agencies continue to hire and develop talent outside of their heritage
2. Media planning and buying agencies begin to broaden their horizons
3. Agencies mature with social media
4. Mobile (along with tablets) becomes the next big land grab
5. Everyone continues to (pretty much) fail at analytics

and...

6. Technology innovation becomes the new creative!
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Comunicazione integrata VS Esperienza integrata (manifesto dell'experiential marketing nell'epoca dell'earned media).

Quanti paroloni!

Il concetto di comunicazione integrata ce lo portiamo dietro da anni. Chi mi segue saprà bene quanto lo trovo superato e demagogico. O meglio: il concetto in se è un concetto sano, ma oggi penso sia molto limitato. Se aggiungiamo a tutto questo il fatto che nel 90% dei casi comunicazione integrata vuol dire solo avere un piano media dove la campagna ATL viene declinata sulla home page di Virgilio…

La Comunicazione Integrata (quella vera, con le maiuscole!) è un'altra cosa. Come tutti sappiamo il web offre oggi un modello di valorizzazione economica della pubblicità mai stato possibile prima.  Inserire il web come HUB di tutte le attività di comunicazione, mirate e non, (Atl, Btl, etc…) permette di introdurre dei KPI omogenei a tutti i canali, valorizzando in tempo reale il ritorno sull'investimento.

Mi affascina il mondo della user experience e credo che il domani della comunicazione vada proprio in quella direzione. 
Se anche guardiamo i modelli organizzativi aziendali, come anche i paradigmi di funzionamento della Rete, si va sempre di più verso servizi orizzontali. Non esistono più compartimenti stagni che parlano tra loro, replicando le stesse funzioni al loro interno, esistono funzioni a servizio di altre funzioni, servizi aperti, in altri termini. Anche tecnicamente ormai è tutto progettato, con la stessa identica logica, on the cloud direbbe qualcuno. 

Perché tutto questo non dovrebbe valere in comunicazione? Non è forse la comunicazione uno specchio dei valori dell'azienda?

Negli anni abbiamo sempre pensato a pubblicità, prodotto, post vendita o customer care come aree separate tra loro, comunicanti, ma separate. Certo, si è sempre cercato di dare continuità al tone of voice, ma ci siamo fermati lì. Aziende come Apple o AberCrombie ci insegnano invece che l’utente deve vivere i valori di brand in ogni singolo punto e momento di contatto. E li deve vivere in maniera coerente. In altri termini è inutile spendere milioni di media televisivo, se poi il call center è inefficiente ed i clienti sono insoddisfatti. 

Soprattutto oggi, nell’epoca dei social media (piccolo esempio negativo).

Perché ancora non lo si è capito? Forse perché le grandi agenzie, che gestiscono i grandi budget, non sono pronte. O forse perché il vero leader in un progetto così non è il capo della comunicazione, ma direttamente il CEO; oppure, se la vogliamo vedere da un altro punto di vista, dovrebbe essere il direttore marketing l'uomo più importante dell'azienda!

Io sogno un cliente che mi dia il mano le chiavi del suo brand.

Intervengo su ogni processo aziendale ed ogni momento di interazione con gli stakeholder siano essi clienti, azionisti o semplici cittadini. 

Porto coerenza nel linguaggio e progetto servizi orientati al cliente.

Razionalizzo la comunicazione con dei servizi centralizzati: non mi interessa il media o il device attraverso il quale l'utente si relazione con l'azienda; l'azienda è una ed unico il servizio di supporto. 

Accompagno il cliente in un viaggio sensoriale perché ogni senso serve a veicolare la percezione del brand e quindi il suo posizionamento, permettendomi poi di fare leve di prezzo e distribuzione.

Non si tratta di raccontare qualcosa, si tratta di vivere un'esperienza. Un'esperienza che dura nel tempo.

La mia guida è una storia che accompagna giorno dopo giorno il fine ultimo delle mie fatiche: il cliente.

Quella che creo è una relazione vera, sincera e coerente.
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piccolo vademecum sugli errori da NON fare in una campagna social #SMM

Prendiamo l'esempio di Vodafone che ha avuto una idea molto divertente e cioè quella di creare una caccia al tesoro sul web passando per i social. L'idea non sembra affatto male. Realizzandola hanno però fatto un errore tanto semplice quanto fondamentale. 

Partiamo dalla definizione "social media". Non è un termine corretto, in quanto non esiste un "media"; o meglio esiste nella misura in cui si offrono degli spazi di ADV e si possono fare delle campagne che stimolano la partecipazione del pubblico (earned media). 

Quando però si vuole interagire veramente con gli utenti, lodevole intenzione, la musica cambia e bisogna ricordarci che di Media, nel senso tradizionale del termine, abbiamo ben poco.

Lo sbaglio è nel veicolare una campagna usando degli account ufficiali come @vodafoneit su Twitter o Vodafone Italia su Facebook. É come se allestissimo la sede principale di Vodafone come il negozio in centro che vende telefoni: ci sarebbero decine di persone che entrando per i motivi più disparati, si troverebbero assolutamente spaesati (ed insoddisfatti) nel trovare una simpatica (magari anche carina) signorina che non sa altro che ripetere messaggi promozionali. 

Facebook non è un computer ne un portale: sono persone e le dinamiche sono esattamente le stesse del mondo "reale". Attenzione dunque: i social network non sono una rappresentazione della realtà, i li definirei al contrario una sorta di boosted reality proprio a dire che tutto quello che succede online usa le stesse dinamiche tradizionali, ma con una velocità e con degli eccessi pazzeschi! 

E come nella realtà, vale la sincerità nelle relazioni, ovvero la trasparenza, l'onestà e la coerenza. La strategia del venditore da mercato del pesce non va funziona. Nei social network esistono due piani di relazione completamente distinti e paralleli, di cui uno è talmente diretto che la all'utente pesa più che mai sentirsi preso in giro.

Io, come mille altre persone, chiedo ad un account ufficiale (Vodafone Italia) una serie di informazioni (e di lamentele). Non credo di essere un marziano, ne sto sparando insulti a vanvera. Stesso faccio con decine di altre aziende (ultimamente Lufthansa per esempio): queste rispondono, Vodafone no.

La morale è: evviva se un'azienda decide di sbarcare su Facebook, ma bisogna farlo organicamente ed intelligentemente. 

Sono convinto che Vodafone presto evolverà verso un approccio più strutturato, mantenendo la leadership che ha dimostrato negli altri campi. 

Per ora che dire: almeno il Pupone ha più tempo per allenarsi, che qui a Roma abbiamo ben altri problemi! :-) 
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su facebook siamo tutti onesti bugiardi

Scrivendo un altro post sono arrivato ad una conclusione che merita un suo personale spazio. É incredibile come sui social network esistano due piani di relazione completamente distinti e paralleli.

Da un lato siamo liberi di bluffare alla grande, spacciandoci per quello che non siamo. Senza passare per chi si finge donna, siamo tutti belli, socialmente integrati, di successo, caparbi, duri, etc… Insomma siamo quello che sogniamo di essere nella vita di tutti i giorni.

Dall'altro però siamo soli davanti ad un monitor, ovvero abbiamo uno strumento che comunica direttamente con il nostro "io" più recondito, non filtrato da luoghi, complessi, ansie e preconcetti. E questo livello di interazione, al contrario di prima, esige la massima onestà e trasparenza.

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Facebook Anthem (stanco di Facebook)

Ho ripescato questo video su YouTube.

Per me che non uso FB per rimorchiare e che ormai ho aggiunto anche i compagni dell'asilo di mio cugino, direi è molto attuale!

Un po' come una bellissima agenda elettronica, o come l'ipad senza applicazioni: una volta che hai inserito tutti i numeri, non è più divertente.

Inviato da iPad

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(la 2° del paio) Branding 2.0 per il no profit

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