Andrea Denaro

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Murdoch, Gates, Google ed il futuro dei media.

Scrivevo oggi su Twitter: Prima facevamo gara ad essere nei motori, ora i motori devono pagare... Caspita, si aprono degli scenari non banali! http://ow.ly/EPdR

Effettivamente i risvolti di una operazione di questo tipo non sono banali neanche per sogno. Ricordate qualche anno fa la guerra dei provider? Si lamentavano perché tutto il profitto dei servizi derivanti dalla banda larga (2.0, video, P2P, etc…), fosse in mano agli editori, mentre erano loro ad aver fatto investimenti milionari stendendo i cavi per le strade.

Era una guerra tra poveri (si fa per dire!), perché in realtà mentre i due litigavano, c'era un terzo che godeva: Google.

Oggi esiste un modello per il quale ci sono degli operatori orizzontali e degli operatori verticali. Volendo semplificare ci sono tre livelli: i provider di connessione, i motori, gli editori.

(download)

I provider sono pochi, hanno investimenti pesanti e margini sempre minori; gli editori hanno sempre più concorrenza e costi in crescita; i motori… bhe esiste UN motore di ricerca oggi che praticamente non ha concorrenza e che fa un mucchio di soldi; anzi è l'unico, su Internet, a fare veramente tanti soldi. Non solo in termini assoluti, ma soprattutto in termini di ritorno sull'investimento.

Oggi Google controlla internet. Oggi l'advertising è basato su Google e tutti puntiamo su questa azienda se dobbiamo pensare al futuro. Eppure Murdoch apre la scena ad un nuovo schema, uno schema dove potenzialmente il profitto torna sull'editore a discapito dell'intermediario. (Tra l'altro e' un trend avviato in praticamente tutti i mercati quello di ridurre gli intermediari).

E' una bella sfida, che apre scenari interessanti, rafforzando i grandi editori, i grandi centri media, soprattutto la comunicazione più tradizionale.

Ed il nuovo che avanza? Bhe io non sono particolarmente contento della posizione dominante di Google. O meglio, ne sono un felice utilizzatore, ma sono anche spaventato dal potere sempre maggiore che questa azienda sta acquisendo: fare da Virglio per la maggior parte dell'informazione e comunicazione mondiale, ha un ché di agghiacciante!

Ovviamente tutti stanno cercando un modello sostenibile per l'editoria on line. Secondo me il risultato sarà a tendere una sorta di revenues sharing tra editori e search tale per cui Google avrà qualche zero in meno e gli editori potranno continuare ad offrire un modello economico basato sul gratis (ai quotidiani on line a pagamento ci credo molto poco!)

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#vs4 - il livello di libertà della stampa in Italia, secondo me non è poi così male.

Uno dei temi che mi è rimasto impresso è la solita polemica politica sulla libertà di stampa. Mi è rimasto impresso perché Jacopo Barigazzi, mentre faceva un bell'intervento sull'evoluzione della stampa, citava l'Italia come un paese dove non c'è libertà di stampa.

Ovviamente, da lì a poco, ecco tutti i commenti compiaciuti su twitter.

In Italia la Maggioranza controlla gran parte della televisione (non dei media): probabilmente è vero. Se dovessimo fare un grafico metterei sicuramente la TV a destra, la stampa al centro, la rete a sinistra. Poi potremmo parlare a lungo di cosa è meglio e cosa è peggio, di cosa impatta di più e di cosa meno. Qualunque sia la visione politica, invito a riflettere su due punti che secondo me rendono questo dibattito sterile.

Per prima cosa andiamo a vedere, nel concreto, l'efficacia di questa strategia: Sono così pochi i baluardi dell'opposizione in TV, da essere stati eretti a mariti del sistema, guadagnando così una visibilità ed una credibilità (ingiustificata ed immeritata) che mai avrebbero avuto altrimenti. Sulla stampa poi il risultato è ancora peggiore: per garantire un pezzo di carta a chiunque (!!!) lo Stato spende un quantità di soldi vergognosa. E non solo: il meccanismo perverso italiano fa si che, per mantenere le vendite, i toni siano sempre peggiori.  

Ma il secondo punto è quello più importante, l'onestà. Barigazzi, nel suo intervento dice: se io, che lavoro con il Newsweek, scrivo qualcosa di non vero, il giorno dopo sono licenziato. Bhè… se proprio dobbiamo dirla tutta, allora siamo più liberi in Italia dove chiunque può dire quello che gli pare senza incorrere in nessun tipo di conseguenza! Al di là di conseguenze penali e legali, quello che mi aspetterei è se non altro conseguenze professionali, come giustamente cita Barigazzi.

Allora probabilmente l'anomalia del sistema Italia non è tanto Berlusconi che controlla le sue 3 TV (ogni paese ha il suo), quanto il canone e le sovvenzioni dello Stato (che rendono controllabile l'offerta mediatica) e la totale assenza di responsabilità (e decenza, aggiungo io) da parte dei giornalisti che rappresentano l'ennesima potentissima casta italiana.

Andrea Denaro

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