Andrea Denaro

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Quando l'iphone è più comodo del PC: cercare casa

L'iphone è comodissimo, ma non certo quando un PC: monitor, tastiera, etc… non sono paragonabili. (Non ho la fortuna di avere un 3GS, quindi i vari programmi di Augmented Reality non li ho ancora testati).

Nel mio piccolo però sono rimasto stupito di quanto sia comodo cercare casa con l'iphone. Ho trovato infatti, dietro consiglio di un amico (per la serie: quando una cosa è ben fatta è virale di suo), l'applicazione di Immobiliare.it e vi posso assicurare che è veramente utile.
Apri immobiliare.it su iphone e ti dice immediatamente tutti gli appartamenti nelle immediate vicinanze. La grafica chiara è pulita, l'applicazione veloce, le informazioni esaustive, le foto facili da sfogliare. Ma soprattutto è geolocalizzato: ti piazzi in una strada e ti dice tutti gli annunci intorno. Un grande risparmio di tempo!
É molto più pratico qui che davanti al PC, dove la ricerca avviene per macrozone ed ovviamente non puoi sapere tutti i nomi delle strade. Ma anche la grafica è molto più complessa.
Piccolo consiglio: forse l'unica cosa che manca potrebbe essere un servizio di notifica push per nuovi immobili.
PS. Anni fa in argentina ricordo che rimasi stupito da quanto facile era cercare casa: ogni casa in affitto/vendita ha un bel cartello sul balcone con mq e stanze. Cerchi casa? Basta fare un giro per per le strade e raccogli tutti le informazioni: facile, veloce, pratico, efficiente.
Cercare casa qui è un'impresa: già sei fortunato se trovi l'annuncio con foto, figurarsi la mappa… 
Già perché in Italia gli agenti non la pubblicano per paura che la concorrenza gli rubi l'immobile, o che le due parti si accordino facendo fuori l'agente!

Andrea Denaro

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Sanremo 2010, il peggio del peggio

DOWN

1. Clerici
C'è chi si è complimentato con la Clerici per avere fatto un Festival normale.
Bhè, giusto. Siamo nel 2010, l'Italia è un paese di vecchi, quindi va bene il Festivàl nazional popolare.
Contenta la casalinga di voghera, che si sente serena guardando la pancetta della Clerici (e sogna anche lei lo stallone latino di 10 anni più giovane)

2. Costanzo
.... No comment. Fuori luogo, fuori tempo, fuori di testa... Fuori! (Contenta anche mia nonna che torna in gioventù  vedendo Costanzo ed il suo state bbboni)

3. Le critiche ai risultati
Ipocrite ed arroganti. Ma questo è il pubblico della Clerici, questo il pubblico di Rai Uno. Allora mi sta bene che se uno perde, un po' rosica. Ma che ci si atteggi a portatori del verbo proprio no. C'è una maggioranza di telespettatori che ha votato. Punto. Neanche a me la canzone di Pupo piace, ma dice delle belle cose di cui tutti noi avremmo un grande bisogno! Molto meglio questo che la tristemente famosa (e allegramente venduta!) giuria popolare.

4. Le critiche al Trio
A parte lo strepitoso twitt (sorry per non citare l'autore, ma non lo ricordo!) che li definisce Puffo&Savoiardo, tutto questo odio (invidia) verso il Savioardo è veramente ridicolo. Sono passati 60 anni, lui non era ancora nato... Ma dai, pensiamo alle cose serie!

5. il cast (e l'organizzazione)
Più che il Festival di Sanremo è il festival di Presta. Altro che Rai-set, questa era una serata di Canale 5 in onda su Rai1. Tutto ciò a dimostrare quanto indietro è la Rai nella capacità di rispondere di suo ai gusti del pubblico, di fare l'editore, incastrata in problemi di lottizzazione e sindacati, e veramente poco proiettata al mercato.

6. La premiazione
Ma se alle 11.30 tutti i big avevano cantato, perché hanno dovuto per forza tirare fino all'1.30!?

Quello di Bonolis mi era piaciuto; questo proprio no. Ma quando fai il 53% degli ascolti che puoi dire? Stai zitto, ed impari.


UP
C'è anche qualcosa di bello! La scenografia eccezionale; il pezzo della Cuccarini (chitarra a parte) molto bello anche quello; alcune canzoni  non erano affatto male. Altro non so, visto che più di 2 ore totali non sono riuscito proprio a vederlo.


Andrea Denaro
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l'azienda ai tempi del 2.0 - è finita l'epoca degli struzzi

Quanto mi fanno ridere i manager del tipo: non vedo, non sento, non parlo.

Più che ridere mi fanno pena, perché non capiscono che sciocchezza fanno.

É un dato di fatto che i social neotwork hanno cambiato non tanto la comunicazione, quanto la velocità di diffusione e soprattutto la velocità di aggregazione.
Per quanto in Italia cerchiamo di ostacolare in tutti i modi la tutela dei diritto del cittadino e della concorrenza, a meno di non instaurare un modello cinese di controllo delle informazioni, non fermeremo Facebook e compagnia bella. Allora è un dato di fatto che presto o tardi tutte le aziende dovranno fare i conti con i propri utenti che si lamentano di servizi inefficienti e scarsa qualità.

Il manager di oggi deve affrontare i clienti insoddisfatti ed affrontare i problemi che ne sono causa. Il mondo cambia, e pure di corsa: se prima una persona poteva aspettare 20 giorni per ricevere un pacco perché era ignorante, oggi non lo è più e sa che con altre compagnie ed in altri contesti, lo stesso pacco magari arriva in 4.

Il cliente di oggi si informa, valuta, confronta, sceglie. E racconta agli altri le sue scelte. 

Il manager furbo dice: meglio affrontare il problema subito, così ho tempo per capire, sperimentare, aggiustare… addirittura sbagliare. Invece il manager ottuso gira la testa e fa finta di niente. Voglio vedere, tra 2 o 3 anni, in quanti si mangeranno le mani e penseranno ahh se l'avessi capito prima!

(Senza contare il manager intelligente che sfrutta questo scenario per sviluppare il proprio business ed avere consumatori che diventano evangelisti del proprio marchio) 

Andrea Denaro
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Fiat, Eni e l'Italia che avanza

C'è un'Italia: quella dell'incertezza, dei disservizi, della mediocrità.

E poi ci sono alcuni italiani, come Marchionne o Scaroni (tanto per citarne due, ma l'elenco potrebbe essere sicuramente più lungo), che invece sono all'estremo opposto: guidano team di persone creative, molto motivate, con obiettivi in testa molto chiari ed ambiziosi.

Sono gli italiani che emergono, che vanno all'estero e che sfatano i soliti miti, spesso giustificati, che riguardano il bel paese.

E' un'immagine da promuovere.

Credo infatti che convincere il mondo che le imprese italiane sono imprese efficienti, innovative e competitive, possa avere un effetto indiretto sull'intero Paese e sviluppare dei sentimenti positivi in tutti quanti noi.

Dico una fesseria, ma se ad uno brutto, lo si convince che gli altri pensano che è bello, alla fine lui migliorerà il suo aspetto fino a diventare effettivamente più bello, a piacere veramente; viceversa se lo si tratta da brutto, si imbruttirà sempre di più, anche e soprattutto nel suo animo. (Qui potremmo parlare a lungo dei diversi e di politiche di integrazione...)

Gli Italiani hanno bisogno di speranza, hanno bisogno di credere, hanno bisogno di sentirsi di nuovo belli.

Hanno bisogno di sentirsi fieri di essere italiani.      

E allora… Forza Fiat!!!!

Andrea Denaro
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Uno ti parcheggia la macchina in doppia fila e se ne va. Che fai?

Hai un impegno importante, irripetibile e non puoi uscire perché ti hanno bloccato la macchina.

Chiami i vigili e ti dicono che non vengono.

Che fai? Tu non puoi uscire, sei prigioniero e coloro i quali dovrebbero difenderti se ne fregano.

Ti senti impotente ed accumuli rabbia; è normale. Nella migliore delle ipotesi gli graffi la macchina, nella peggiore lo prendi a calci.

Ecco un semplice esempio di come in mancanza di regole, il popolo (giustamente) si imbarbarisce.


Andrea Denaro
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Chi ci guadagna da questo clima di odio

Che la causa di tutta questa ferocia nella polemica sociale e politica italiana sia da ricercarsi nei cardini stessi della nostra società, lo scrivevo ieri.

Oggi mi chiedo chi ha interesse a foraggiare questo clima da stadio (italiano!).

Prima di tutto questa classe politica: è talmente mediocre, da sfruttare la polemica continua per mantenere la poltorona sotto al sedere, per distogliere l'attenzione della gente e continuare a coltivare i soli interessi personali, evitando costantemente di impegnarsi su problemi reali, strutturali e soprattutto impopolari.

Se non ci fosse questo clima da stadio, con *tifosi* accecati dalla demagogia e dall'ipocrisia, probabilmente molti di loro sarebbero mandati a casa, ma soprattutto ci sarebbe una grande disaffezione dalla politica.

In secondo luogo i giornali: in una situazione generalizzata di crisi, si tende costantemente ad alzare i toni. Non danno una visione di un fenomeno, fanno propaganda su milioni di persone. E per vendere copie, *strillano* sempre di più.

Onestamente ci vedo meno la TV: la politica in televisone paga sempre meno ed in un periodo di vacche magre, meglio concentrarsi su una *sana* tv stile GF.

Ci guadagnano poi i furbetti del quartierino, che amici di quello o di quell'altro, portano avanti i loro clienti e clientelati. Distribuendo a milioni di persone piccoli e grandi vantaggi, fanno si che si gridi allo scandalo quando succede qualcosa, ma che poi si stia zitti zitti all'atto pratico.

Ci guadagna la magistratura, illuminata di una visibilità, influenza e potere assolutamente ingiustificati in un sistema come il nostro

Insomma ci sono persone che hanno interessi personali affinché questa situazione non cambi e la stampa invece di scoperchiare il vaso, ne è complice colpevole, mossa anch'essa da interessi personali.

È la storia delle caste, uscita qualche tempo fa all'attenzione del pubblico, ma che come al solito è finita in pochi mesi nel dimenticatoio, lasciando la situazione assolutamente inalterata.


Andrea Denaro
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Da dove nasce tutto questo odio?

È chiaro che il gesto accaduto a Berlusconi è un gesto di un cretino e non un attacco organizzato.

Tuttavia la tensione ormai è a livelli insopportabili e l'impressione è che questo fatto non fará altro che peggiorarli. C'è da chiedersene il perché, soprattutto considerato che Berlusconi è un presidente democraticamente eletto e che se anche si dimettesse sarebbe addirittura rieletto prontamente; non stiamo dunque parlando di un dittatore, ma di una persona che sta dove sta perché la maggioranza degli italiani lo ha voluto.

Come dico da un po', trovo che la società italiana ha dei grandi problemi culturali che vanno ben oltre il Cavaliere.

In Italia non esiste la democrazia, esiste l'anarchia.

Siamo una repubblica giovane e basta poco per ripercorrere la nostra storia: fin che ci si metteva tutti d'accordo, spartendosi la torta, c'era grande armonia (e te credo!!!); come arriva uno che (giustamente) pretende di governare, allora "apriti cielo". Ovviamente in un contesto dove le regole non esistono, o meglio sono vaghe, confusionarie, ed inapplicate (quindi inefficaci) allora ogni mezzo è lecito.


Attenzione: qui non si tratta di destra, sinistra, sopra o sotto; qui si tratta di gente che afferma che Berlusconi non ha il diritto di governare, o che il governo non ha il diritto di cambiare la costituzione.

Per quanto a qualcuno possa sembrare aberrante, Berlusconi ha il pieno diritto di governare ed il PDL di cambiare la costituzione, almeno fino a quando avrà, appunto, la maggioranza degli italiani a sostenerlo. Lo dico del PDL, lo direi del PD a giochi invertiti.

L'altra sera due politici si insultavano l'un l'altro litigando sul numero delle carceri presente in Italia: i dati di un ente venivano diffamati da quello successivo. Incredibile! Pare impossibile, eppure su un dato quantomai reale, quanto mai tangibile, si sono accusati di tutto. 

Ecco il problema dell'Italia: la completa e totale mancanza di certezze. 

Un povero scemo come me, che sta a casa e vede uno spettacolo del genere, che idea si fa? Che esite una parte politica che in maniera truffaldina ed ingiusta prova a fregare l'altro. Questo è il messaggio che arriva alla gente. Non si tratta di dibattito politico, si tratta di violenza morale e verbale, causata da un sistema che non avendo regole fa emergere chi strilla di più; non il più bravo, ma il più forte (o il più furbo!).

Ho usato, non a caso, la parola ingiustizia: a torto o ragione ci sentiamo tutti vittime e tutti abbiamo un buon motivo di affermarlo. Ed è proprio qui che scatta la rabbia, qui che nasce la violenza: anche la persona più tranquilla, infatti, diventa rabbiosa se si sente attaccata ingiustamente, se è mossa da fantomatici ideali!

Ecco quindi la vera causa del problema: l'incertezza cronica che costringe ad arrangiarsi. Ecco quindi i mille campanili, le caste e le fazioni; ecco l'Italia dei Guelfi e Ghibellini, del 68 e di Travaglio. Ed ecco l'Italia dei compromessi. E' la Storia ad insegnarcelo: gli unici periodi di pace sono stati quelli successivi a tragiche sconfitte (il dopoguerra) o governi truffaldini di Tangentopoli.


Andrea Denaro
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il problema dell'immigrazione in Italia è molto più complesso di quello che sembra

Sentivo qualche giorno fa che chi emigrò negli Stati Uniti aveva voglia di patria: voglia di trovare una nuova casa, di integrarsi, magari di soffrire di nostalgia verso l'Italia, ma sentirsi a tutti gli effetti Americano.

Il problema di chi arriva in Italia è che l'Italia non è una patria. Non è un caso che l'Italia è il paese dei mille (?) campanili: grandi individualità, scarsissima identità nazionale. Le ragioni, come è noto, sono da ricercarsi nella storia di un paese che geograficamente era tale (ma neanche tanto, visto la lunghezza e varietà dello stivalone), ma che solo da pochi anni lo è politicamente parlando.

Ed effettivamente a tutt'oggi sono abissali le differenze tra nord e sud: di lavoro, di tempi, di clima, di lingua, di cultura… di tutto. Abissali. 

Dall'altra parte poi cosa abbiamo? Abbiamo le fasce più deboli ed a rischio di paesi già malmessi in partenza: gente che è costretta non tanto e non solo a dei sacrifici immensi per venire qui, ma che già viveva una vita di stenti nel proprio paese, abituata ad accettare a dei compromessi importanti pur di sopravvivere; gente abituata ad arrangiarsi alla meno peggio, spesso costretta ai margini della società e della legalità, i cui principi morali si sono scontrati con la necessità di mettere qualcosa sotto ai denti.

Non è gente cattiva per dna, ma spessissimo gente abituata a vivere, anzi a sopravvivere secondo una filosofia del mors tua vita mea.   

Se tu prendi questo tipo di persone e le metti in un paese dove le regole sono tutt'altro che chiare, dove si dice fatta la legge, pensato l'inganno, dove non esistono strade maestre di convivenza civile, dove la mafia degli uomini d'onore ricopre il ruolo di Stato… bhè il risultato è esplosivo! Ed è sotto gli occhi di tutti: gli Italiani che lottano per diventare giorno dopo giorno contro uno Stato pachidermico ed il Mondo digitale; dall'altra parte, una massa informe di persone che vivono in un paese parallelo, dove si perdono regole, identità e civiltà. 

Il fermento culturale multietnico che si vive nelle altre metropoli del mondo (New York, Londra, ma anche Buenos Aires, Sidney e Singapore) è qualcosa che mi affascina profondamente: New York è un pianeta intero concentrato in una città: puoi girare tutte le culture del mondo passando da una fermata all'altra della metropolitana, provando odori e sapori che sono lontani migliaia di chilometri, dove si creano nuove forme ed idee; a Roma, a parte il fatto che non c'è la metro, ti cambia solo il colore della tovaglia perché tanto mangi solo pizza e matriciana

L'immigrazione è un fenomeno che non solo non va bloccato, ma va anzi alimentato puntando a meno operai e più laureati! (pensiamo a quanto hanno fatto i nostri emigrati in USA!) Ma oggi, per le ragioni di cui sopra è dunque impossibile.

La colpa non è quindi nel dna di queste persone, ma nella sbiadita identità culturale di questo paese che provoca una totale assenza di regole di convivenza civile. Prima di accogliere dunque nuovi concittadini, dovremo iniziare noi stessi a sentirsi orgogliosamente e chiaramente Italiani. 

Andrea Denaro




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Ve lo immaginate Google Chrome OS in Italia?

Credo che Poste Italiane sarà il primo sponsor di Google OS... Così tutti tornano alla posta cartacea; e poi Telecom, così rimettiamo in funzione i fax :-)

Con la connessione che abbiamo in Italia, risparmieremmo 20 secondi per accendere il computer, ma poi peròandiamo in pausa caffè solo per leggere caricare la presentazione a cui stiamo lavorando.

Come diceva Albertone... so forti 'sti americani ;-)

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Avere un premier magnate televisivo ha i suoi vantaggi

Roma è sempre più indietro in ogni classifica mondiale, tranne che in una: è infatti, come dice orgogliosamente Rai Uno, la prima capitale europea "all digital".

Grazie a Berlusconi ovviamente ed alla sua premura di recuperare posizioni su Sky.

Bhe, fantastico! I numeri ci dicono che in Sardegna e nel Lazio la gente ha trovato tante e tali difficoltà che l'ascolto è sceso di due cifre, ovvero milioni di persone gurdano molta meno televisione.

E magari a tavola ora parlano con i loro figli o leggono un buon libro o fanno l'amore....

Eh eh eh ... W Berlusconi!

Andrea Denaro
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