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Andrea Denaro

Un paese che va a rotoli

Non parlo spesso di politica, o comunque di quello che succede in Italia.

Mi torna solo in mente un vecchio detto cinese. Prendi una rana e mettila nell'acqua, scalda lentamente l'acqua: morirà bollita. Se prendi un'altra rana e la butti in acqua bollente la rana si scotterà, ma salterà via salvandosi.

Ora noi siamo come la prima rana, sbollentati leggermente, pronti ad essere cotti. L'Italia va a rotoli, l'economia è un disastro, la manovra economica un suicidio, non c'è governo, non c'è opposizione, ci si concentra solo sulle donne di Berlusconi, invece che sui disastri della PA e di un carico fiscale degno di Re Riccardo e Robin Hood ... 

Eppure a tutti noi non sembra fregare nulla. Addirittura le doti amatorie di Berlusconi hanno stancato, che pur avevano tenuto banco finita l'estate. Navigo sui social, leggo Facebook e Twitter e trovo che alla fine sembra non interessare a nessuno. Usciamo da 15 anni di tali e tanti scandali e attacchi scorretti che alla fine non ce ne frega più niente. 

E' una apatia incredibile, segno di una società oziosa e viziata.
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Italia come l'Argentina? Ovvero manifesto di chi è #fuoridalcoro

Non mi piace parlare di politica in questo contesto. Perché ne sono nauseato e perché credo che in realtà non sia altro che lo specchio della nostra società.

Vedo tanta ipocrisia in giro: da Vieni via con Me agli studenti in piazza, passando per Fini e Berlusconi. Sento tutti, escluso nessuno, che strillano, minacciano e si agitano solo per propri interessi personali.
Non sento nessuno, proprio nessuno, parlare del Paese.

Non a caso viviamo nel Paese dei furbi o, a dirla più poeticamente, dei mille campanili: in Italia pensiamo solo al nostro personale tornaconto, non riusciamo (forse mai ci riusciremo) a fare sistema.

Non esiste una società perfetta, esistono però situazioni migliori di altre. Ho conosciuto una persona eccezionale che da Brindisi è finito ad essere uno dei top manager dell'acceleratore di Stanford. Non è una persona qualunque, questo è ovvio, ma è anche la dimostrazione che se pur non esistono società perfette, esistono contesti che permettono alle persone di arrivare. Io credo che il mio paese mi debba semplicemente dare le opportunità per crescere, ma poi debba premiare i migliori e non dare tutto a tutti.

Oggi il mio paese non mi da nemmeno la possibilità di partire ed il motivo per cui non me la da non è Berlusconi, come non lo è Bersani (a dimostrare quanto sono inefficaci i nostri politici che non riescono a fare neanche del male): il motivo sono le tasse, le banche, le provincie, gli statali, gli avvocati, i commercialisti, i tassisti, gli insegnanti, i comunisti, i fascisti, la lega, i medici, i cuochi ed i camerieri; i sindaci, i mafiosi, i ladri, i poliziotti ed i carabinieri…
Insomma senza che faccio la lista di tutti gli italiani credo sia chiaro il concetto: in Italia tutti vogliono tutto. E senza dare niente in cambio.

É impossibile.

A questo paese, per poter sopravvivere, servono drastiche riforme strutturali che per forza di cose andranno ad incidere su qualcuno. E premiare quelli migliori di altri. No way: è così. Mi dispiace per i mediocri che portano voti.

Allora chiedo per cortesia a tutti coloro i quali impediscono anche ai pochi, come il sottoscritto, di fare il suo piccolo e misero lavoro, di lasciarmi lavorare in pace, in un clima sereno, almeno finché mi organizzo per togliere il disturbo. Per lasciarvi agonizzare in pace.

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le vacanze all'italiana

Sono appena tornato da una splendida estate. Vorrei però essere ancora all'inizio di agosto, e non tanto per ripartire, quanto per godermi la bellezza di Roma in questi giorni: niente traffico, poca gente, quasi tutti turisti.

Solo noi italiani abbiamo la fissa di partire ad Agosto (scelta pessima secondo me, visto soprattutto che le giornate più calde e belle le regala luglio).
La cosa buffa è la piccola differenza che ho notato tra Milano e Roma: i primi, puntuali per definizione, sono scappati tutti il primo agosto e questa settimana sono molti già ad essere di nuovo al lavoro; noi romani invece arriviamo tardi anche alle ferie, visto che la prima settimana del mese la città era ancora piena, mentre in questi giorni ancora calma piatta.

Ho speso le mie vacanze camminando per lo stivale, da punta a punta: prima in Calabria, poi in Svizzera. Spero presto di trovare il tempo per raccontare le mie impressioni sull'offerta turistica (e non solo) ai due estremi.

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La "multinazionalizzazione" della Fiat la ha resa libera dagli ottusi vincoli italiani

Guardo con molta curiosità alla situazione Fiat - sindacati - pomigliano - confindustria.

Marchionne, dopo aver portato a casa risultati incredibili, sta secondo me giocando la sua partita più difficile, quella contro le ottuse regole italiane, contro le inefficienza dello Stato e l'ipocrisia dei sindacati.

Il mio non è un inno allo sfruttamento dei lavoratori, tutt'altro. Mantenendo ferma la sua posizione e ricattando il Sistema, Marchionne sta costringendo tutti a darsi una bella ridimensionata. Per ogni macchina venduta infatti ci sono troppi imbucati a volersi spartire la torta: tasse che pagano una politica troppo cara, logiche di sindacato più clientelari che di tutela; una finta propaganda che è solo demagogia.

Al giorno d'oggi la competitività si gioca su molti tavoli. Tutti dobbiamo capire che è finito il tempo dei furbi: ora ci si sfida con una sola regola: vince il migliore.

E quindi bravo Marchionne che può dare il via ad una grande rivoluzione.

Andrea Denaro
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#cartasi piccolo esempio di non usabilità #ux #fail

Ricordo 8 anni quando gestivo una piattaforma di commercio elettronico. Mentre tutte le società al mondo facevano quotazioni di borsa stellari, costruite non sul fatturato, tanto meno sull'utile, quanto sul numero di utenti registrati, questo signore permetteva di comprare senza registrazione. Bastava infatti indicare i campi strettamente necessari alla spedizione. L'intero processo di selezione, acquisto e pagamento si chiudeva in 3 o 4 pagine.

Da lì a poco tutte le grandi imprese costruite sui registrati sono fallite luna dopo l'altra. Questo signore intanto "guadagnava" (attenzione, non "fatturava", parlo di utili) decine e decine di milioni di euro all'anno.

Non lo sapeva, ma mi aveva dato la mia prima lezione di UX.

Una lezione che servirebbe anche a Cartasi. 

Non voglio entrare nel merito di un portale come quello di Cartasì, mi limito solo a segnalare (lamentarmi!) della allucinante pratica di gestione delle password. É evidente che è un processo fatto da un informatico nel senso più limitativo che si possa usare.

Capisco la sicurezza, mancherebbe altro, ma l'idea di dover cambiare la password ogni due mesi è allucinante. Viviamo con decine di password, e giustamente ne uso una unica per tutti i servizi a basso valore, una più complessa per quelli critici ed una diversa ogni volta per quelli importantissimi. Carta si non è di quelli importantissimi, ma ogni due mesi devo mettere una nuova password. E sempre diversa. 

Paypal è estremamente più critico (accede alla spese di 3 mie carte di credito, quindi un danno potenziale piuttosto importante) eppure ho una sola password (senza mai aver avuto il minimo problema) da anni. Non solo, tranne che per la transazione, i mantiene aperta la sessione (ovvero il sito ricorda la password volta per volta per le operazioni più banali).

Su cartasi online non fai niente, e dico niente, di critico che non faresti anche senza esserti loggato. Leggi l'estratto conto e poco più. Ma allora tutta questa sicurezza a cosa serve?

La novità di oggi è che non solo ho dovuto cambiare password per l'ennesima volta (sarà la 20 che cambio e considerando che devono essere tutte diverse l'una dall'altra, le ultime sono del tipo: maveter0tto piuttosto che non-vi-sopporto, etc…), ma ti inviano pure un codice di conferma per mail! 

Per due lire che ho sulla cartasi tutto questo? Evviva l'usabilità!

Ecco perché tipo American Express e considero Cartasì una marchio di secondo livello. 
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Io non investirei nella Fiat, ovvero quanto è vecchia l'industria

Oggi il Corriere dedica l'apertura al riassetto della Fiat. Che sposterà parte della produzione in Italia.

Bhè, una buona notizia, no?

Vero.

Il bello viene dopo, sulla numerologia a bordo pagina:

- oltre 100 miliardi di euro di fatturato. "Ottimo" penso io. 
- poche aziende al mondo fatturano così tanto. Vero.
- addirittura la MIcrosoft fattura poco più della metà.  Ma che c'azzecca la Microsoft? Bho, però è vero.
- 5 miliardi di utili alla fine del piano (2014). Lordi o netti?

5 Miliardi di utile alla fine del piano?! Ovvero 5 miliardi di utile (promessi, ovvero tutti da dimostrare) dopo aver fatturato 500 miliardi !? Ovvero un profitto dell'1%!!!

Io non penso che ci sia da essere così fieri: poco furbo il giornalista del Corriere a paragonare la Microsoft alla Fiat, con tono da rivincita, quando MS solo con gli utili di cui non sa che farsene se ne compra 4 di Fiat; ma soprattutto segno di come i tempi cambiano.

Cambiano perché l'industria è improvvisamente diventata un vecchio di fare impresa. Ora la Fiat probabilmente non sarà l'azienda più efficiente al mondo, ma che senso ha spendere 495 miliardi di euro per guadagnarne 5? É un modo pazzesco per bruciare denaro. E pensare sudore poi quanto è costato, ai clienti che hanno comprato le macchine, tutto quel denaro.

A cosa serve? Praticamente a pagare lo stipendio degli operai ed i debiti della Fiat. Non crea valore, distribuisce (inefficientemente) denaro

Dall'altra parte vedi invece una azienda come Google che fattura un quarto e fa 4 volte quelli utili in un solo anno. Ok, è Google; è il leader, il top, il migliore. Ma prima di arrivare a Google esistono tanti modi più furbi di investire i soldi.

Tutto questo quindi non per dire che i manager della Fiat sono più o meno capaci, ma è per dire che il modello ad essere ormai invecchiato. 

La manodopera, che piaccia o no, deve essere localizzata dove conviene al sistema nel suo intero, dove è più efficiente, dove magari può generare quello sviluppo che in Italia è stato durante il dopoguerra.

E che al mondo esistono beni per i quali l'utente è disposto a pagare sempre meno e/o sono sempre di minor interesse. In Italia l'auto è ancora vista come uno status symbol, mentre in decine di città del mondo (che funzionano) l'auto è solo un mezzo, ingombrante, inquinante e poco pratico, di trasporto.  

Tutto questo avrà nei prossimi anni un effetto dirompente sull'economia mondiale perché le nuove tecnologie stanno cambiando le nostre abitudini di vita.



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la necessità aguzza l'ingegno (se paghi cash ti faccio lo sconto!)

Io sono un (triste) cliente di American Express; dico triste perché sempre più spesso me la vedo rifiutata perché pare che le commissioni che applica siano esageratamente alte.

Non so quanto questo sia dovuto ad un cartello che il sistema bancario ha creato in questo paese (CartaSì) o quanto invece Amex sia veramente fuori mercato, ma garantisco che tirare fuori la propria carta e sentirsi sempre più spesso dire non la voglio è molto noioso.

Effettivamente il negoziante che accetta il pagamento con la carta di credito ha due costi: il primo e diretto è quello della commissione; il secondo, indiretto, è quello finanziario di incassare i soldi solo dopo un tot di giorni. 

In Argentina il mercato delle carte di credito è molto più sviluppato che in Italia; non so in termini di possessori, ma sicuramente di utilizzo. Eppure l'Argentina non è certo un paese più ricco dell'Italia. Allora gli argentini, che sono bravi venditori (meglio di noi ormai) che si sono inventati? 

Semplice: se paghi cash ti storno il costo della commissione della carta di credito. É tanto semplice, quanto furbo. 

Quindi se in Argentina paghi cash ti scontano dal 5% al 10% (ricordatevelo se ci andate!). Di contro se pago con carta, quella cifra Amex me la ridà in servizi (punti premio, servizio clienti, assicurazioni, etc…). Però il bene che voglio acquistare sempre quella cifra costa.

In Italia invece lo sconto me lo scordo. Ecco perché se posso pagare con la carta di credito lo faccio: mi conviene.

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perché essere d'accordo sul caro benzina? ve lo spiego io

Come al solito quando si pensa al caro benzina partono (condivisibili) antipatie verso le compagnie petrolifere, accusate di voler fare profitti oltre ogni limite e sulle spalle della povera gente. Compagnie che, peraltro, sono anche oggetto di pesanti attacchi ecologisti: considerate il peggio del peggio insomma. 

Poi però leggi cose che già sai e cioè che in realtà in Italia esiste un solo grande benzinaio, ed è lo Stato, che ogni anno incassa decine di miliardi di euro alle nostre spalle.  E più che alle faccia delle petrolifere, direi alla faccia dei poveri (bhè, non tutti poveri) benzinai d'Italia.

Direi quindi che siamo davanti al perfetto caso di rivolta popolare, di ingiustizia. Anche perché non solo questi soldi finiscono nella casse dello Stato, impennando, e non di poco, il carico fiscale che grava su ognuno di noi (c'è chi dice che con le imposte indirette, tipo questa, arriviamo al 70% del reddito annuo), ma per di più vanno a finanziare una Cosa Pubblica piena di sprechi, inefficienze e nefandezze varie.

Però è proprio in contesti come questi, che gli schemi vengono rotti e si inventano soluzioni innovative, rivoluzionarie. Allora escono nuove auto che consumano meno (inquinano meno); si pensano a fonti energetiche alternative (oltre all'inquinamento, mettono in moto anche l'industria creando nuovi posti di lavoro); si usano di più i mezzi pubblici, etc…

O se prima si usava la macchina anche per andare al bagno, adesso si fa una bella passeggiata. E quindi si liberano le strade, migliora l'aria e migliora la nostra vita. 

Tutto questo per dire che spesso siamo così abituati a dare per scontato qualcosa (un modello di comportamento), da non riuscire a vedere un mondo diverso. Alle volte quindi ci sono situazioni negative che servono però a farci aprire gli occhi.

Insomma, io dico sempre: se guardi bene una spina, magari ti accorgi che da qualche parte di porta alla sua rosa.    

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Quando l'iphone è più comodo del PC: cercare casa

L'iphone è comodissimo, ma non certo quando un PC: monitor, tastiera, etc… non sono paragonabili. (Non ho la fortuna di avere un 3GS, quindi i vari programmi di Augmented Reality non li ho ancora testati).

Nel mio piccolo però sono rimasto stupito di quanto sia comodo cercare casa con l'iphone. Ho trovato infatti, dietro consiglio di un amico (per la serie: quando una cosa è ben fatta è virale di suo), l'applicazione di Immobiliare.it e vi posso assicurare che è veramente utile.
Apri immobiliare.it su iphone e ti dice immediatamente tutti gli appartamenti nelle immediate vicinanze. La grafica chiara è pulita, l'applicazione veloce, le informazioni esaustive, le foto facili da sfogliare. Ma soprattutto è geolocalizzato: ti piazzi in una strada e ti dice tutti gli annunci intorno. Un grande risparmio di tempo!
É molto più pratico qui che davanti al PC, dove la ricerca avviene per macrozone ed ovviamente non puoi sapere tutti i nomi delle strade. Ma anche la grafica è molto più complessa.
Piccolo consiglio: forse l'unica cosa che manca potrebbe essere un servizio di notifica push per nuovi immobili.
PS. Anni fa in argentina ricordo che rimasi stupito da quanto facile era cercare casa: ogni casa in affitto/vendita ha un bel cartello sul balcone con mq e stanze. Cerchi casa? Basta fare un giro per per le strade e raccogli tutti le informazioni: facile, veloce, pratico, efficiente.
Cercare casa qui è un'impresa: già sei fortunato se trovi l'annuncio con foto, figurarsi la mappa… 
Già perché in Italia gli agenti non la pubblicano per paura che la concorrenza gli rubi l'immobile, o che le due parti si accordino facendo fuori l'agente!

Andrea Denaro

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Sanremo 2010, il peggio del peggio

DOWN

1. Clerici
C'è chi si è complimentato con la Clerici per avere fatto un Festival normale.
Bhè, giusto. Siamo nel 2010, l'Italia è un paese di vecchi, quindi va bene il Festivàl nazional popolare.
Contenta la casalinga di voghera, che si sente serena guardando la pancetta della Clerici (e sogna anche lei lo stallone latino di 10 anni più giovane)

2. Costanzo
.... No comment. Fuori luogo, fuori tempo, fuori di testa... Fuori! (Contenta anche mia nonna che torna in gioventù  vedendo Costanzo ed il suo state bbboni)

3. Le critiche ai risultati
Ipocrite ed arroganti. Ma questo è il pubblico della Clerici, questo il pubblico di Rai Uno. Allora mi sta bene che se uno perde, un po' rosica. Ma che ci si atteggi a portatori del verbo proprio no. C'è una maggioranza di telespettatori che ha votato. Punto. Neanche a me la canzone di Pupo piace, ma dice delle belle cose di cui tutti noi avremmo un grande bisogno! Molto meglio questo che la tristemente famosa (e allegramente venduta!) giuria popolare.

4. Le critiche al Trio
A parte lo strepitoso twitt (sorry per non citare l'autore, ma non lo ricordo!) che li definisce Puffo&Savoiardo, tutto questo odio (invidia) verso il Savioardo è veramente ridicolo. Sono passati 60 anni, lui non era ancora nato... Ma dai, pensiamo alle cose serie!

5. il cast (e l'organizzazione)
Più che il Festival di Sanremo è il festival di Presta. Altro che Rai-set, questa era una serata di Canale 5 in onda su Rai1. Tutto ciò a dimostrare quanto indietro è la Rai nella capacità di rispondere di suo ai gusti del pubblico, di fare l'editore, incastrata in problemi di lottizzazione e sindacati, e veramente poco proiettata al mercato.

6. La premiazione
Ma se alle 11.30 tutti i big avevano cantato, perché hanno dovuto per forza tirare fino all'1.30!?

Quello di Bonolis mi era piaciuto; questo proprio no. Ma quando fai il 53% degli ascolti che puoi dire? Stai zitto, ed impari.


UP
C'è anche qualcosa di bello! La scenografia eccezionale; il pezzo della Cuccarini (chitarra a parte) molto bello anche quello; alcune canzoni  non erano affatto male. Altro non so, visto che più di 2 ore totali non sono riuscito proprio a vederlo.


Andrea Denaro
http://www.google.com/profiles/andrea.denaro

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