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Andrea Denaro

clausole e controclausole: perché comprare da Amazon e non da Euronics.

Ho fatto un acquisto da Euronics e richiesto, come mio diritto, la fattura.

Arrivatomi (velocemente) il pacco mi sono accorto (errore mio) che non era il prodotto che volevo (quello che cercavo io differisce per una sola lettera nel codice prodotto e mi sono confuso).

Ho deciso di esercitare quindi il mio diritto di recesso. 

A parte la trafila burocratica fatta apposta per scoraggiarti e cercare un cavillo, non ho potuto rimandare il pacco perché lo ho comprato con Partita Iva. 

Lo sapevate che se acquistate con partita iva la legge del diritto di Recesso non vi tutela? Euronics quindi, legalmente parlando, ha avuto un comportamento ineccepibile.  

A me però non sembra ineccepibile sotto un profilo etico, ma soprattutto poco furbo dal punto di vista commerciale. Ecco perché io non comprerò mai più da Euronics e vi sconsiglio di farlo: il servizio è stato rapido e preciso, ma come altri. Allora perché devo comprare da un venditore che si attacca ai cavilli legali pur di non aiutarmi? Non sono io cliente, la cosa più importante? Bastava mandarmi una nota di credito (peraltro la fattura ancora non mi è arrivata) e riprendersi un pezzo.

Ora vi spiego invece cosa ha fatto Amazon, guarda caso proprio nelle stesse ora (una giornata sfortunata per lo shopping!)

Ho ordinato un Sony nsx-gt1: strepitoso! Alto neanche 3 cm, è lettore BluRay, Google TV, Dnla Player, sistema Android… Insomma eccezionale! Peccato che (no comment!) abbia il lettore bloccato per la zona A dei Blu Ray e DVD (Americhe) quindi del tutto inutilizzabile con i cartoni animati dei miei figli! Quando me ne sono accorto l'ordine era già partito da qualche ora:  ho scritto ad Amazon chiedendo di annullarlo. Amazon mi ha risposto che il pacco era già partito e che ormai non potevano fare nulla, ma di non preoccuparmi perché:

1. la mia carta di credito sarebbe stata accreditata solo al momento dell'effettiva ricezione del bene per darmi modo di verificare che tutto fosse in ordine
2. all'interno della confezione avrei trovato come al solito la busta prepagata per rimandare indietro il pacco ad Amazon a loro spese
3. quindi ero assolutamente benvenuto (welcome) a rifiutare il pacco senza costi ne oneri aggiuntivi e non mi sarebbe stata nemmeno accreditata la carta!

Partita Iva? Motivo per cui rimando il pacco? Raccomandate e scadenze? Niente di tutto questo! Amazon sa che avere la fiducia di un cliente vale ben più dei 4 soldi che Euronics avrà guadagnato appellandosi ad un cavillo. 

Amazon ha capito che un'esperienza di acquisto positiva appaga un utente e lo rende ambasciatore e fedele e questo vale molto di più e costruisce valore nel tempo.
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Fuori dal coro n° 2: Facebook ed i suoi primati. Quanti sono gli utenti falsi?

L'ultima informazione che ho è che Facebook ha superato quota 750 milioni di iscritti (al momento in cui scrivo).

Impressionante. 

Se non ricordo male rappresenterebbe la terza nazione della terra per popolazione. Insomma, effettivamente il potenziale è veramente straordinario. Mi immagino un momento nel quale l'utenza di Facebook diventerà sinonimo di identità personale visto che la avremo quasi tutti.

Tuttavia i numeri impressionanti che girano dietro questa enorme macchina da guerra dovrebbero far riflettere sugli interessi spaventosi che sono in grado di muovere. (Anche dopo aver visto The Social Network)

Oggi Facebook ha un valore stimato di circa 100 miliardi di dollari, raddoppiando in pochi mesi il già incredibile valore raggiunto a gennaio e sul quale si sono interrogati, giustamente, non pochi analisti. Certo 4 miliardi di dollari di fatturato che Facebook prevede per fine anno, solo di advertising, non sono pochi; non sono pochi soprattutto se si considera che permetteranno il sorpasso di Google e Yahoo nel mercato del advertising online americano! Tuttavia 100 miliardi rappresentano evidentemente un valore prospettico e non basato sui numeri di oggi. Tanto per avere un'idea il valore di oggi di Google è di 170 miliardi a fronte di 30 miliardi di ricavi; Yahoo ne vale 19 su 6 di ricavi ; Linkedin... bhè Linkedin vale 20 miliardi a fronte di 300 milioni di ricavi!

Insomma, bolla o non bolla, Zuckerberg è diventato il 3 uomo più ricco nella Silicon Valley e tra i primi 30 in tutti gli Stati Uniti, grazie ad una fortuna stimata in circa 13/15 miliardi di dollari.

Questa necessaria premessa serve a noi tutti per capire le motivazioni che potrebbero spingere a chiudere un occhio su qualche informazione poco chiara. Tanto per avere una idea degli interessi in gioco, consiglio la lettura di questa notizia apparsa qualche giorno fa: il lancio di Google+, che proprio non definirei rivoluzionario, ha comunque significato per Page e soci un bel bonus prima delle vacanze, quasi 20 miliardi di dollari!

Ma torniamo a Facebook. Audiweb dichiara a Maggio una Internet Audience così ripartita:

Internet-italia-maggio-2001

Da una prima analisi mi sembra un dato assolutamente coerente (ovviamente), anche confrontato con la composizione della popolazione italiana fornitami da Istat che mi da un totale 11/24 superiore agli 8,3 milioni (la tavola Istat tratta i soli italiani, quindi probabilmente la differenza si riferisce ai residenti ma non italiani). 

(Devo ammettere che mi ha incuriosito l'utilizzo di Internet nella fascia 18/24 rispetto a quella dei 35/54 anni, molto simile. Sicuramente l'utilizzo lavorativo conta, ma non pensavo che i digital natives fossero più addicted.)

Comunque è qui mi casca l'asino!

Facebook offre un ottimo strumento di profilazione per pianificare campagne pubblicitarie. Seguendo il processo per creare una nuova campagna si arriva ad una pagina che permette di identificare dei precisi target di utenti. 

Facebook-pianificazione-campag

Ad oggi, 12 luglio, questi sono i dati che ho recuperato:

Utenti-fb-18-24

Basta poco per accorgersi che secondo questo calcolo si presuppone che ci siano più utenti su Facebook che italiani in Italia!

Infatti stando a Nielsen (Audiweb) la popolazione è superiore ai 4,4 milioni in questa fascia; l'Istat addirittura parla di 4,3 milioni. Facebook ci dice che 4,6 sono su Facebook e quindi la prima considerazione che mi verrebbe da fare è che circa il 10% delle utenze sono false.

(nota: per false intendo che non riportano informazioni corrette, al di là se sono duplicati, errori, etc...)

E' difficile stimare effettivamente quali siano gli utenti veri e quanti siano fake, perché è difficile sapere con certezza quanti ragazzi tra 18 e 24 anni siano effettivamente connessi in rete. Certo è che guardando le connessioni quotidiane fornite da Audiweb (30%) per questa fascia di età si fa fatica a pensare che il 100% degli italiani tra i 18 ed i 24 anni sia iscritto (fermo restando che sicuramente sarà un numero alto).

Se ipotizzassimo che lo 80% della popolazione nella fascia 18/24 fosse online avremmo un totale di  poco superiore ai 3,5 milioni. Paragonandolo ai 4,6 milioni che mi comunica Facebook, avremmo il 25% di utenze impossibili.

Anche se l'azienda americana mette a disposizione una ricca pagina di FAQ che aiuta a valutare le informazioni, si ripropone un annoso problema per Facebook: quante utenze sono fake?

Curiosando un rete ho trovato alcuni autori che identificano in circa un terzo il numero degli account falsi (per i motivi più disparati). Ovvio: c'è da distinguere la motivazione che porta un utente a creare un account finto (dal dolo, alla semplice distinzione tra account "pubblico" e "ristretto"), ma un terzo mi sembra proprio tanto, forse troppo. Il bello di Facebook è poter creare attraverso strumenti virtuali delle relazioni reali, ma come si dice: la mamma degli stupidi è sempre incinta!

Certo è che, se veramente fossero un terzo, ma anche un quarto, sarebbe una bella doccia fredda per Zuckeberg e soci: non che 400 milioni di iscritti reali siano pochi, ma comunque c'è una bella differenza.

Mi ha stupito, lo ammetto, trovare così poche informazioni "autorevoli". Ai tempi della Click Fraud di Google ne parlarono tutti e tutti ne hanno scritto; oggi Facebook vale per gli utenti e per il traffico e pagine viste (anche quello impressionante) che ha, eppure nessuno si chiede quanti di questi 750 milioni sono reali.

C'è da dire che Facebook stessa vieta la creazione di account finti, così come in California è stato addirittura vietato per legge.

Per tirare una sorta di conclusione è chiaro che se Facebook si propone come la Rete delle Reti (con la erre maiuscola non a caso), il mezzo per eccellenza per far interagire le persone, ma è chiaro che dovrà trovare degli strumenti ancora più efficaci per garantire l'identità delle persone online. 

Facebook è una azienda straordinaria ed i soldi arriveranno sempre di più, mentre questa è forse la vera grande sfida che la aspetta nel prossimo futuro.

P.s. Berlusconi non rientra fortunatamente nel cluster di utenti 18/24 che ho preso in considerazione, perché così su due piedi ho contato almeno cento utenti con il nome Silvio Berlusconi (senza considerare quelli con simpatici epiteti); avrebbe sballato tutte le mie considerazioni!
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Fuori da coro - numero 1: aziende attente a Groupon!

Inizio oggi una serie di post fuori dal coro, ovvero controtendenza rispetto alla maggioranza di esperti, o presunti tali.

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Il primo lo dedico a Groupon, una delle migliori operazioni della storia della new economy. A differenza di tanti altri infatti, che non avevano alcuna base economica, gli amministratori di Groupon hanno tutte le carte in regola per dimostrare di aver creato una delle più grandi imprese degli ultimi anni.

A leggere questi numeri come dargli torto?
1. ricavi 2010 713 milioni, di cui il 40% all'estero (piccolo dettaglio: 400 milioni di perdita, ma ci può stare a chi cresce del 3000% all'anno)
2. nel primo trimestre del 2011 già 600 milioni di ricavi
3. 83 milioni di iscritti
4. 30 milioni di coupons venduti a fine 2010 e ben 28 già venduti nei primi 3 mesi del 2011
5. 7000 impiegati
6. costi promozionali direi … mostruosi!
7. crescita a 4 cifre (!!!) anno su anno
Febbre da Groupon? Direi di si!
Ma proviamo a vedere il famoso rovescio della medaglia.

In un sistema sociale l'unico modo per avere successo è garantire un ritorno alla stessa socialità. Quindi l'utente deve avere un beneficio e le aziende pure. E groupon deve essere pagata per questo.
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Peccato che a quanto pare le aziende non hanno poi questo beneficio! Basta fare due conti facili facili.
Per essere competitivi su Groupon devi fare un offerta pazzesca, tipo 50% di sconto, quindi:

. prezzo iniziale 100€
. prezzo al pubblico -50%
. del rimanente, quasi la metà se la prende Groupon stessa (lo sapevate?), quindi - 25%
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Totale 25€

Il che vuol dire che semplicemente per andarci pari un'azienda dovrebbe avere un ricarico sui prodotti in vendita del 75%! Impossibile! Soprattutto in Italia.

Tuttavia tante azienda fanno un ragionamento sensato e dicono: investo vendendo sottocosto così da guadagnare un'ampia fetta di clienti. Ma ci siamo mai chiesti quanti di questi clienti torneranno?  Sono clienti fidelizzati o solo di occasione?

Finché esiste un solo camiciaio (esempio) ad offrire camice sottocosto, la macchina gira perfetta perché, effettivamente, magari si fidelizzano; ma il giorno che ne arriva un nuovo, andranno tutti da lui. E così via per il terzo.

Aggiungo che se proprio si volesse vendere con il 75% di sconto un prodotto, forse basterebbe esporlo in vetrina per avere il negozio pieno. O usare tattiche 

Effettivamente dovendo lanciare da zero un'azienda, che per un motivo o per l'altro gode di una sua eccellenza, unicità o tipicità, lo strumento permette un rapido sviluppo, però prima di imbarcarvi in un'impresa del genere, fate bene i vostri conti!
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@Dnsee sponsor del #phpday

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Andrea Denaro
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Groupon: pros & cons of daily deals [infographic]

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Chi vince e chi perde nei Social Media #SMM [INFOGRAPHIC]

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come rovinare un brand: #Report (mai prendere in giro la Rete)

Oggi fioccano commenti e post sulla puntata di ieri di Report (video), relativa al fenomeno dei Social Media.

Io non sono di quelli (tanti) che hanno parlato di terrorismo psicologico, perché non voglio dare un ruolo pedagogico a chi proprio non lo ha, o almeno non più. La TV ha formato per generazioni gli Italiani, ma non credo proprio che ormai, con tutte le fonti informative a disposizione, abbia più quel peso. Quindi se quelli di Report hanno voluto dare una loro visione distorta delle rete, affari loro. La gente sa che non è così.

Mi soffermo invece su un altro aspetto, quello di comunicazione. 

Report è una trasmissione da sempre osannata, considerata baluardo della libertà di informazione e della tutela del cittadino. Io stesso, che con serenità noto quanto siano schierati ed ipocriti i Santoro di turno (a sinistra come a destra), ho invece sempre pensato a Report come una voce veramente fuori dal coro. E con me milioni di internauti. Anzi potremmo dire che la Rete stessa ha contribuito in maniera importante al successo degli ascolti della Gabbanelli, cresciuti costantemente negli anni. 

Fino a ieri.

Provate a leggere i commenti su Twitter, ripresi addirittura da un giornale come l'Unità, da sempre amico di Report e Rai 3: improvvisamente Report è diventata una trasmissione non più oggettiva. Per non parlare dei commenti sulla loro pagina Facebook.

Il fondo? Quando dal non oggettivo siamo passati al comico, grazie a chi ha raccontato che - udite bene! - Facebook ha un accordo segreto con Berlusconi per cui cancella gli account contrari al governo! Dovrebbero farsi un giretto su Facebook stesso per capire in pochi secondi che forse sarebbe addirittura più verosimile affermare il contrario :-)

Scherzi a parte però, il problema è un altro. Ora chi mi garantisce che Report non sia altrettanto falsato o impreciso quando parla di acqua in Sicilia o di appalti pubblici? Mettendo peraltro in mezzo nomi e persone? Nessuno. Anzi, se oggi sentissi il politico di turno a dirmi che la puntata X di Report era una puntata schierata, non avrei più difficoltà a credergli!

Senza contare il fenomeno dei Social Media avrebbe avuto già di suo tanti argomenti spettacolari, senza alcuna necessità di crearli ad hoc.

Allora le riflessioni sono due:

Primo la sincerità è la cosa più importante in comunicazione. Magari non spacchi, ma eviti di fare danni. E questo tipo di danni si pagano cari! Sicuramente Report sarà di nuovo presente domenica prossima con i suoi servizi, ma migliaia di Italiani non lo vedranno più. Poco in termini numerici, ma se in ballo c'è la fiducia di migliaia di persone, credo sia un valore importante.

Secondo la Rete vigila su di noi. La Rete (leggete la saggezza della folla) è lei stessa baluardo dei nostri interessi: non è più permesso a nessuno andare in TV e dire bugie, perché le bugie dopo pochi minuti sono smontate online.

W il Web (che mi permette di dire le mie quotidiane boiate), W Facebook (che veicolerà il mio post!) e W Radian6 (che ci spia online e che sfortunatamente quelli di Report non usano!)
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La rivoluzione social è iniziata (la mia intervista su Mediakey di marzo)

Vorrei condividere un estratto dalla mia intervista sul numero di Mediakey di Marzo 2011 perchè trovo che ci siano degli spunti di riflessione interessanti.

MK: Quali sono i servizi che offrite e i vostri punti di forza? 
[...] Oggi Dnsee sta diventando la capofila di un piccolo gruppo di realtà che aggregano le migliori teste per ogni ramo di attività, mantenendo in ognuna il proprio processo di lavoro per garantire ai nostri clienti l’eccellenza. Tutto ciò è assolutamente in linea con la nostra mission aziendale, non tanto riferita alla comunicazione quanto al raggiungimento degli obiettivi di business: puntare a una meta concreta, con la libertà di scegliere gli strumenti più efficienti in quello specifico contesto, cambia drasticamente il modo di lavorare.

Ovvero: non sono convinto che tutti dobbiamo fare tutto. Ormai l'ambito digitale è talmente ampio e richiede talmente tante competenze che non è più possibile pensare di fare tutto in casa. Le agenzie per prima devono diventare "Cloud", ovvero devono essere in grado di coordinare processi complessi. E' la conferma di qualcosa che già quasi 2 anni fa andavo raccontando

MK: La separazione tra il mondo reale e quello digitale sarà superata dalla diffusione organica dei grandi social network e da device mobili sempre più efficienti. Come si attuerà questa rivoluzione in concreto?
Già da tempo scrivo di come i social media, veicolati sui cellulari, rappresentino una diretta estensione della persona nel network. Saremo sempre di più ‘always on’, e le ripercussioni nella vita pratica ancora sono tutte da vedersi. Mi ha lasciato di stucco vedere come anche tanti tra i nostri genitori usino Facebook dal telefonino per comunicare con amici e parenti. Cambia la quantità dell’informazione che trasmettiamo, nonché la tipologia di contenuti: è una rivoluzione.

MK: Quanto sono stati usati e compresi finora i social network dalle aziende come tool di comunicazione, e quanto sono ancora da scoprire?
Sarebbe scontato rispondere che sono stati sfruttati poco, ma facendo un’analisi più approfondita non è così. Il marketing ha sempre gestito la comunicazione online, il più delle volte limitandosi a fare campagne promozionali. E sotto questo specifico ambito già si sono viste cose interessanti. Ma i social network offrono il modo più efficiente per interagire con il pubblico, ed è qui che si aprono fantastiche opportunità, dal caring alle intranet fino ad arrivare alla creazione stessa di nuovi prodotti. L’azienda del futuro non parlerà nei social network, sarà necessariamente integrata con essi. Ci troviamo di fronte a un radicale cambiamento culturale all’interno di ogni organizzazione sociale.

MK: Oggi il marketing si fa nel prodotto e non sul prodotto. Ci può spiegare questo concetto e fare qualche esempio? 
Quella che cita è una frase di Seth Godin che mi è rimasta veramente impressa. Un esempio su tutti è Apple, un marchio che ha comunicato tanto e bene, ma non meglio di altri concorrenti. La differenza allora dov’è? Nel prodotto, che è eccitante, coerente ed efficiente. A fare pubblicità sono bravi tutti, basta pagare: è l’esperienza complessiva dell’utente a fare il marketing oggi, soprattutto nell’era dei social media.

Altra piccola nota. Torno adesso da San Francisco: inutile raccontare che ancora c'è la fila per comprare l'Ipad 2, mi stupisce di più che (per non rompere la tradizione) sono andato a far visita al negozio Apple di Infinite Loop 1 ed anche questa volta ho trovato orde di fans che compravano magliette e gadget della mela. Ma ce li vedete voi i fans al negozio Windows? O Dell?

MK: User experience design, touch and mobile media, electronic and mobile payment, social monitoring: il vostro lavoro è anche ricerca. Come si crea eccellenza in questi settori?
È raro trovare un’azienda italiana, soprattutto un’agenzia, che investe nella ricerca. Al contrario noi investiamo sempre di più, proprio perché Dnsee punta all’eccellenza. La comunicazione digitale ruota per forza di cose intorno a device e interfacce: garantire la migliore esperienza d’uso non è complementare, è fondamentale! Posso fare la campagna virale più efficace del mondo, ma se poi non gestisco perfettamente il modo con cui l’utente interagisce con essa l’effetto sarà comunque mediocre. Si può quindi scegliere di prendere un giovane esperto di user experience e buttarlo nella mischia, oppure di affidarsi ai numeri uno che hanno costruito la propria eccellenza sul processo di lavoro. Questa è la strada che ha scelto Dnsee, grazie al legame stretto con il mondo delle start-up: scegliere solo i migliori. Così, per esempio, siamo gli unici partner in Italia di Radian6, che è notoriamente la più potente piattaforma di monitoraggio online al mondo. A breve rilasceremo una nostra innovativa piattaforma open source e saremo presenti alle più importanti manifestazioni per tenere dei workshop sulla progettazione di interfacce e su tutti gli argomenti legati ai social media.

Se guardiamo la storia della comunicazione, le agenzie sono state sempre il centro di grandi momenti di ricerca ed invenzione di mode che poi si sono applicate alla vita reale. Perché non dovremmo fare altrettanto oggi? Girando negli ultimi anni tra il Cebit, il Gitex o il più noto Web 2.0 Expo che per una realtà come dnsee avere un legame con questo mondo è veramente fondamentale. E questo non solo è un vantaggio per dnsee stessa perché migliora la sua offerta e la sua qualità, ma soprattutto perché è quello che i clienti di oggi chiedono. Nuovi strumenti di comunicazione, di analisi, di monitoraggio e/o nuovi trend: mantenersi al passo dei tempi, a questo ritmo e velocità, è una attività veramente impegnativa.

MK: Fino a poco tempo fa le aziende tendevano a riservare ben poco del budget di comunicazione al mondo online, puntando sull’adv classico. Le cose stanno cambiando?
Decisamente! Oggi il digitale è il cuore di ogni attività di comunicazione che abbia un senso. Addirittura, ci sono primarie aziende italiane che non fanno neanche più la tv. E il motivo è semplice: portiamo a casa risultati molto concreti. [...] Con questo non dico che la tv non serva più, ma con la metà degli italiani su Facebook probabilmente non è sempre il mezzo più efficiente. 

Ancor più vero se pensiamo che il pubblico sul quale si registra la crescita più alta all'interno di Facebook, sia in termini di registrazioni che di utilizzo, è quello 34/45.

MK: La tecnologia e la comunicazione viaggiano oggi a velocità siderali. Qua- le sarà la prossima novità? 
Se si pensa alla velocità con cui sono nati e cresciuti Facebook o Twitter, è veramente difficile dirlo. Una delle prossime rivoluzioni riguarderà i piccoli business: Google gli ha aperto la porta dei grandi numeri, ma oggi strumenti come Groupon o Foursquare possono veramente far esplodere una piccola realtà con poco tempo e pochi soldi.

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Curiosando all' Italian Innovation Day a Stanford

Un piacere enorme essere tornati a Stanford per l'Italian Innovation Day, organizzato da Mind the Bridge. Ma è stato ancora più piacevole confrontarmi con quegli Italiani al di là dell'oceano e condividere con loro pensieri ed esperienze.

Sulla carta stiamo tutti a dire forza Italia!, ma l'impressione che alla fine ben pochi siano veramente convinti che l'Italia ce la può veramente fare.

Mi ha stupito la riflessione di un VC: perché non investite in Cina (che pur è un mercato enorme)? La risposta: non ne abbiamo bisogno, le migliori menti sono già qui. E non perché siano americane, ma perché la Valley è il luogo che attrae le migliore teste del pianeta.

Se questo discorso vale per la Cina, figuriamoci per l'Italia…

La seconda cosa che mi è rimasta impressa è la riflessione fatta dagli ospiti sul visto, che in America è sempre più difficile da ottenere. Meglio, ha detto qualcuno: vuol dire che è un filtro in più per selezione gli imprenditori migliori perché sono quelli che emergono in situazioni difficili, tipo inventarsi un modo per ottenere questo famoso Visa!

Il consiglio: provateci, provateci, provateci, perché se ce la fate la ricompensa sarà molto alta! Prima di tutto per voi stessi e poi magari anche per il portafoglio! 

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Perché l'app store è un modello vincente

Non è solo molto comodo per comprare tutti i tipi di software possibile, ma è eccezionale la gestione degli aggiornamenti! Ogni settimana l'app viene migliorata e viene introdotta una nuova funzione. L'impressione è che i tuoi 1, 2 o 4 euro che spendi, non solo sono validi per quello che vedi, quello che c'è in quel momento, ma in più ti includono tutto quello che ne seguirà, che non puoi ancora sapere.

Credo che emozionalmente, parlando di acquisto più o meno istintivo, sia un modello geniale. É vero che tanti software integrano da tempo sistemi di aggiornamento integrati, ma non siamo abituati a vedere applicazioni aggiornate una volta ogni due settimane. Più vedo aggiornamenti e più ho l'idea di aver speso bene i miei soldi.
Inoltre anche se non sono al 100% convinto di una app, spesso penso che tanto una o l'altra funzione presto la metteranno. Insomma, la percezione del valore di quello che compro è molto migliore che da qualunque altra parte.
Non è un eccezionale?

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