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Andrea Denaro

Fuori dal coro n° 2: Facebook ed i suoi primati. Quanti sono gli utenti falsi?

L'ultima informazione che ho è che Facebook ha superato quota 750 milioni di iscritti (al momento in cui scrivo).

Impressionante. 

Se non ricordo male rappresenterebbe la terza nazione della terra per popolazione. Insomma, effettivamente il potenziale è veramente straordinario. Mi immagino un momento nel quale l'utenza di Facebook diventerà sinonimo di identità personale visto che la avremo quasi tutti.

Tuttavia i numeri impressionanti che girano dietro questa enorme macchina da guerra dovrebbero far riflettere sugli interessi spaventosi che sono in grado di muovere. (Anche dopo aver visto The Social Network)

Oggi Facebook ha un valore stimato di circa 100 miliardi di dollari, raddoppiando in pochi mesi il già incredibile valore raggiunto a gennaio e sul quale si sono interrogati, giustamente, non pochi analisti. Certo 4 miliardi di dollari di fatturato che Facebook prevede per fine anno, solo di advertising, non sono pochi; non sono pochi soprattutto se si considera che permetteranno il sorpasso di Google e Yahoo nel mercato del advertising online americano! Tuttavia 100 miliardi rappresentano evidentemente un valore prospettico e non basato sui numeri di oggi. Tanto per avere un'idea il valore di oggi di Google è di 170 miliardi a fronte di 30 miliardi di ricavi; Yahoo ne vale 19 su 6 di ricavi ; Linkedin... bhè Linkedin vale 20 miliardi a fronte di 300 milioni di ricavi!

Insomma, bolla o non bolla, Zuckerberg è diventato il 3 uomo più ricco nella Silicon Valley e tra i primi 30 in tutti gli Stati Uniti, grazie ad una fortuna stimata in circa 13/15 miliardi di dollari.

Questa necessaria premessa serve a noi tutti per capire le motivazioni che potrebbero spingere a chiudere un occhio su qualche informazione poco chiara. Tanto per avere una idea degli interessi in gioco, consiglio la lettura di questa notizia apparsa qualche giorno fa: il lancio di Google+, che proprio non definirei rivoluzionario, ha comunque significato per Page e soci un bel bonus prima delle vacanze, quasi 20 miliardi di dollari!

Ma torniamo a Facebook. Audiweb dichiara a Maggio una Internet Audience così ripartita:

Internet-italia-maggio-2001

Da una prima analisi mi sembra un dato assolutamente coerente (ovviamente), anche confrontato con la composizione della popolazione italiana fornitami da Istat che mi da un totale 11/24 superiore agli 8,3 milioni (la tavola Istat tratta i soli italiani, quindi probabilmente la differenza si riferisce ai residenti ma non italiani). 

(Devo ammettere che mi ha incuriosito l'utilizzo di Internet nella fascia 18/24 rispetto a quella dei 35/54 anni, molto simile. Sicuramente l'utilizzo lavorativo conta, ma non pensavo che i digital natives fossero più addicted.)

Comunque è qui mi casca l'asino!

Facebook offre un ottimo strumento di profilazione per pianificare campagne pubblicitarie. Seguendo il processo per creare una nuova campagna si arriva ad una pagina che permette di identificare dei precisi target di utenti. 

Facebook-pianificazione-campag

Ad oggi, 12 luglio, questi sono i dati che ho recuperato:

Utenti-fb-18-24

Basta poco per accorgersi che secondo questo calcolo si presuppone che ci siano più utenti su Facebook che italiani in Italia!

Infatti stando a Nielsen (Audiweb) la popolazione è superiore ai 4,4 milioni in questa fascia; l'Istat addirittura parla di 4,3 milioni. Facebook ci dice che 4,6 sono su Facebook e quindi la prima considerazione che mi verrebbe da fare è che circa il 10% delle utenze sono false.

(nota: per false intendo che non riportano informazioni corrette, al di là se sono duplicati, errori, etc...)

E' difficile stimare effettivamente quali siano gli utenti veri e quanti siano fake, perché è difficile sapere con certezza quanti ragazzi tra 18 e 24 anni siano effettivamente connessi in rete. Certo è che guardando le connessioni quotidiane fornite da Audiweb (30%) per questa fascia di età si fa fatica a pensare che il 100% degli italiani tra i 18 ed i 24 anni sia iscritto (fermo restando che sicuramente sarà un numero alto).

Se ipotizzassimo che lo 80% della popolazione nella fascia 18/24 fosse online avremmo un totale di  poco superiore ai 3,5 milioni. Paragonandolo ai 4,6 milioni che mi comunica Facebook, avremmo il 25% di utenze impossibili.

Anche se l'azienda americana mette a disposizione una ricca pagina di FAQ che aiuta a valutare le informazioni, si ripropone un annoso problema per Facebook: quante utenze sono fake?

Curiosando un rete ho trovato alcuni autori che identificano in circa un terzo il numero degli account falsi (per i motivi più disparati). Ovvio: c'è da distinguere la motivazione che porta un utente a creare un account finto (dal dolo, alla semplice distinzione tra account "pubblico" e "ristretto"), ma un terzo mi sembra proprio tanto, forse troppo. Il bello di Facebook è poter creare attraverso strumenti virtuali delle relazioni reali, ma come si dice: la mamma degli stupidi è sempre incinta!

Certo è che, se veramente fossero un terzo, ma anche un quarto, sarebbe una bella doccia fredda per Zuckeberg e soci: non che 400 milioni di iscritti reali siano pochi, ma comunque c'è una bella differenza.

Mi ha stupito, lo ammetto, trovare così poche informazioni "autorevoli". Ai tempi della Click Fraud di Google ne parlarono tutti e tutti ne hanno scritto; oggi Facebook vale per gli utenti e per il traffico e pagine viste (anche quello impressionante) che ha, eppure nessuno si chiede quanti di questi 750 milioni sono reali.

C'è da dire che Facebook stessa vieta la creazione di account finti, così come in California è stato addirittura vietato per legge.

Per tirare una sorta di conclusione è chiaro che se Facebook si propone come la Rete delle Reti (con la erre maiuscola non a caso), il mezzo per eccellenza per far interagire le persone, ma è chiaro che dovrà trovare degli strumenti ancora più efficaci per garantire l'identità delle persone online. 

Facebook è una azienda straordinaria ed i soldi arriveranno sempre di più, mentre questa è forse la vera grande sfida che la aspetta nel prossimo futuro.

P.s. Berlusconi non rientra fortunatamente nel cluster di utenti 18/24 che ho preso in considerazione, perché così su due piedi ho contato almeno cento utenti con il nome Silvio Berlusconi (senza considerare quelli con simpatici epiteti); avrebbe sballato tutte le mie considerazioni!
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il valore di Facebook non è determinabile

É difficile secondo me dire il valore di Facebook e forse sarebbe il caso di obbligarli alla quotazione.

Portandolo in borsa infatti si aderirebbe a tutti quegli obblighi di trasparenza (almeno presunti) che un colosso del genere dovrebbe avere.

Il problema è sempre lo stesso però: in base a cosa valutiamo un'azienda. Un'azienda che ha 600 milioni di utenti registrati, che valore ha? Forse 50 miliardi sono veramente pochi.
D'altro canto poi bisogna vedere il conto economico che Facebook porta a casa che non credo sia in linea con una azienda del genere.

Un bella scommessa quella di Goldman che oggi ha investito 500 milioni di dollari, no?

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è finita l'epoca dei social media ed è iniziato il FBweb?

L'annuncio di Open Graph è abbastanza importante. C'è chi dice che addirittura rivoluziona il web.

Effettivamente è interessante per due punti non banali:

a. il numero di utenti di FB che secondo comScore sarebbe oltre i 500 milioni. Ora non ho idea di quanti esattamente siano gli utenti web attivi al mondo, ma credo che siamo una buona maggioranza

b. uscire da dominio FB ed offrire gli stessi servizi durante tutta la navigazione (e magari tutta la giornata).

Ovvero un po' come Google è il contenuti, nel web di oggi FB è l'utente. Sono due mondi, due standard, che si parlano e che rendono essi stessi possibile l'esistenza del web di oggi, o forse di domani. Già perché se per Google è evidente (immaginare di navigare senza Google? Io mi sentirei spaesato…), per FB lo diventerà presto. 

É solo una questione di numeri e di tempo: se sul sito della CNN vedrò le medesime funzioni che vedo dentro FB, avrò la possibilità di interagire con i miei amici, di taggarli, etc. etc.. ben presto si svilupperanno. A questo punto probabilmente ci abitueremo ad usare delle funzionalità social in ogni momento e l'experience della navigazione  cambierà.

Perché proprio FB e non Twitter o altri? Semplicemente perché nessun altro network contiene 500 milioni di utenti. 

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(la 2° del paio) Branding 2.0 per il no profit

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cerca cerca sui social media...

Pare che alla fine le big corp. si sono accorte che esiste Facebook ;-) Scherzi a parte, ci sono un sacco di belle cose online in questo periodo.

Sto facendo un progetto su come integrare loyalty e social media e devo dire che stanno uscendo cose interessanti.

Quello che però noto è che i social media ancora non sono business oriented: c'è troppo caos, troppi strumenti, formati e siti diversi… insomma è tutto troppo disperso.

Per capire quello che sta facendo un brand su Facebook, è da diventare matti, tanto per fare un esempio.

Oggigiorno più o meno tutti hanno capito che i SM sono uno strumento di contatto, non solo (e non tanto) di awarness. Allora forse il vero problema di FB e di Twitter, per fare soldi, è stabile uno standard comune attraverso il quale le aziende possono essere trovate, cosa che oggi non è facile neanche un po'.

Andrea Denaro

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il ROI dei social media: bel dubbio, ma sicuramente non si valuta al kg!

Come si valuta una pagina di Facebook di successo? (Mashable fa la solita, utile, fotografia)

Dai Fan? Secondo me non basta. 

Esistono dei prodotti di massa, che però sono nati come prodotti di nicchia. Tipo gli ipod. I prodotti di questo tipo hanno dei first adopter
che si fanno fautori del prodotto/brand alle masse.

Allo stesso modo avere 100 fan potrebbe essere meglio di averne 10000, a patto che quei 100 sono veramente entusiasti.

Certo, è difficile è monitorare quanto una persona possa essere entusiasta, ma il successo di una attività sui social media, che deve puntare a costruire un rapporto virale con il brand, deve passare per utenti felici e coinvolti.

E secondo me questo approccio vale per tutto.

Benetton e Toscani hanno fatto delle campagne per pochi, eppure quei pochi, entusiasti, hanno costruito il brand. Come ha fatto la Apple. Come è successo per Twitter.

Non valutiamo i social media al chilo e soprattutto intendiamoli sempre all'interno di una strategia di lungo termine.


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Twitter fagocitato da Facebook?

Come scrive AdAge,  Forrester Research ha recentemente aggiornato le definizioni di… coinvolgimento sociale che aveva definito nel 2007, aggiungendo una categoria: i Convertionalists.

Our research shows that even more than Twitter, people are using social network status updates -- mostly Facebook -- for these same sorts of connections. We call the group that communicates in this way at least once a week "Conversationalists."
Pastedgraphic-1
 

Non che abbiano inventato nulla di nuovo, ma definire uno standard secondo me è stato utile.

Ora, l'articolo di AdAge è interessante perché fa un passettino oltre e si riallaccia a quello che penso da un po'. 

1. a cosa serve Twitter? Premetto che io non uso più FB se non in rari casi, mentre volentieri mi metto su Twitter (via TweetDeck e Tweetie) e lo reputo il migliore strumento di collaborazione al mondo . Quando però mi chiedono a che cosa server Twitter, difficilmente riesco a rispondere… Giustamente l'utente social base, è un utente che va su FB e avendo già lo status, non sente alcuna necessità all'uso di Twitter. (Aggiungo che il 50% del traffico di questo sito arriva da FB e non da Twitter, come sarei tentato a pensare)

2. quanto vale veramente Twitter? Proprio una bella domanda: già di suo, non riesce a fare soldi, ma per di più oggi Forrester ci dice che la gran parte delle persone usa lo Status di Facebook come fosse Twitter, creando di fatto una concorrenza difficile da combattere. 

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Per la serie "scomettiamo che": vuoi vedere che ora Linkeind crescerà un bel pò?

Qualche settimana fa avevo scritto un breve post sulla differenza di strategia tra Facebook e Linkedin: diversa in tutto, anche nell'approccio al 2.0 ed all'integrazione con gli altri strumenti; Facebook totalmente aperto, Linkedin assolutamente chiuso.

Oggi mi trovo su Tweetdeck una nuova tipologia di colonne, ovvero quelle di Linkedin.

Pastedgraphic-1

Si possono mettere non solo gli aggiornamenti di Status, ma anche le Connessioni, le novità dai gruppi, etc…

Per chi come me è convinto che Twitter sia un servizio, nel senso più semplice del termine (ovvero non un gioco, ma uno strumento utile alla vita, anche e soprattutto lavorativa), è stato come sfondare una porta aperta.

In altri termini credo che le informazioni presenti sono di maggiore appeal di tante altre e sono convinto che seguirò questa nuova colonna con attenzione.

Andrea Denaro




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Le diverse strategie di Linkedin e Facebook

Fondate in due periodi simili, le due compagnie hanno avuto sempre un percorso diverso. Tuttavia oggi è sempre più frequente (me compreso) vedere gente che collega su Facebook anche i contatti di lavoro.

Linkedin ha come obiettivo quello di soddisfare tutte le esigenze di lavoro che un utente ha, di creare opportunità di business e relazioni... Il video introduttivo spiega questi concetti molto bene.

Facebook invece è quasi un'estensione della propria vita reale. Tra un po' potremmo dire che esisti solo se sei su facebook :-) E' sul telefonino, è in real time, giochi con gli amici... E' un mondo nel quale interagiamo in maniera completa ed esaustiva. E lo è sempre di più.

Al contrario mi sembra che Linkedin sia sempre meno attraente.

Quando si studia un benchmark on line, la lista dei competitors "allargati" e/o comparables è decisamente più larga di quanto non sia offline. Quindi comunemente potrebbe sembrare la concorrenza tra i due inesistente, in quanto riferita a due pubblici diversi, di fatto non è così. 

Linkedin continua ad avere delle funzioni proprie, come ad esempio la possibilità di chiedere l'introduzione ad amici di amici e sicuramente vuole continuare ad avere una identità chiara e definita. Sarebbe una strategia interessante, ma non è secondo me ben applicata: il successo di Linkedin è vincolato al numero di utenti ed alla freschezza delle informazioni. E' vero che sono 47 milioni, ma un discreto numero di questi non aggiornano più il loro profilo perché Linkedin è sconnesso dal resto della rete. Non lo fanno perché Facebook è molto più coinvolgente, perché twitter è più seguito, perché esiste il profilo di Google, etc. etc.  

Dunque capisco la volontà di tenersi ben staccati dal passatempo Facebook, ma sarebbe ora che iniziassero a ragionare più integrati evitando di commettere l'errore che, ad esempio, ha fatto a small world, anche perché con la velocità a cui il mondo d'oggi gira, una volta che perdi il treno lo hai perso per sempre.

Andrea Denaro


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Mark Zuckerberg VS Francesco Totti - Italia VS USA

Mi fa molto ridere confrontare quello che sognano i giovani italiani e quello che sognano i giovani americani.

Avevo letto che ovviamente il sogno di moltissimi giovani (geek) americani è di diventare Zuckerberg, ovvero quello per loro è sinonimo di soldi, successo, etc...

Il sogno nostrano si chiama Totti - o addirittura Corona! In America si sogna di fare impresa, in Italia di fare l'attaccante (se non il delinquente).

Sentiteli parlare: (ecco Zuckerberg ed ecco Totti) c'è una leggera differenza :-) 
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