Andrea Denaro

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(la 2° del paio) Branding 2.0 per il no profit

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cerca cerca sui social media...

Pare che alla fine le big corp. si sono accorte che esiste Facebook ;-) Scherzi a parte, ci sono un sacco di belle cose online in questo periodo.

Sto facendo un progetto su come integrare loyalty e social media e devo dire che stanno uscendo cose interessanti.

Quello che però noto è che i social media ancora non sono business oriented: c'è troppo caos, troppi strumenti, formati e siti diversi… insomma è tutto troppo disperso.

Per capire quello che sta facendo un brand su Facebook, è da diventare matti, tanto per fare un esempio.

Oggigiorno più o meno tutti hanno capito che i SM sono uno strumento di contatto, non solo (e non tanto) di awarness. Allora forse il vero problema di FB e di Twitter, per fare soldi, è stabile uno standard comune attraverso il quale le aziende possono essere trovate, cosa che oggi non è facile neanche un po'.

Andrea Denaro

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il ROI dei social media: bel dubbio, ma sicuramente non si valuta al kg!

Come si valuta una pagina di Facebook di successo? (Mashable fa la solita, utile, fotografia)

Dai Fan? Secondo me non basta. 

Esistono dei prodotti di massa, che però sono nati come prodotti di nicchia. Tipo gli ipod. I prodotti di questo tipo hanno dei first adopter
che si fanno fautori del prodotto/brand alle masse.

Allo stesso modo avere 100 fan potrebbe essere meglio di averne 10000, a patto che quei 100 sono veramente entusiasti.

Certo, è difficile è monitorare quanto una persona possa essere entusiasta, ma il successo di una attività sui social media, che deve puntare a costruire un rapporto virale con il brand, deve passare per utenti felici e coinvolti.

E secondo me questo approccio vale per tutto.

Benetton e Toscani hanno fatto delle campagne per pochi, eppure quei pochi, entusiasti, hanno costruito il brand. Come ha fatto la Apple. Come è successo per Twitter.

Non valutiamo i social media al chilo e soprattutto intendiamoli sempre all'interno di una strategia di lungo termine.


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Twitter fagocitato da Facebook?

Come scrive AdAge,  Forrester Research ha recentemente aggiornato le definizioni di… coinvolgimento sociale che aveva definito nel 2007, aggiungendo una categoria: i Convertionalists.

Our research shows that even more than Twitter, people are using social network status updates -- mostly Facebook -- for these same sorts of connections. We call the group that communicates in this way at least once a week "Conversationalists."
 

Non che abbiano inventato nulla di nuovo, ma definire uno standard secondo me è stato utile.

Ora, l'articolo di AdAge è interessante perché fa un passettino oltre e si riallaccia a quello che penso da un po'. 

1. a cosa serve Twitter? Premetto che io non uso più FB se non in rari casi, mentre volentieri mi metto su Twitter (via TweetDeck e Tweetie) e lo reputo il migliore strumento di collaborazione al mondo . Quando però mi chiedono a che cosa server Twitter, difficilmente riesco a rispondere… Giustamente l'utente social base, è un utente che va su FB e avendo già lo status, non sente alcuna necessità all'uso di Twitter. (Aggiungo che il 50% del traffico di questo sito arriva da FB e non da Twitter, come sarei tentato a pensare)

2. quanto vale veramente Twitter? Proprio una bella domanda: già di suo, non riesce a fare soldi, ma per di più oggi Forrester ci dice che la gran parte delle persone usa lo Status di Facebook come fosse Twitter, creando di fatto una concorrenza difficile da combattere. 

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Per la serie "scomettiamo che": vuoi vedere che ora Linkeind crescerà un bel pò?

Qualche settimana fa avevo scritto un breve post sulla differenza di strategia tra Facebook e Linkedin: diversa in tutto, anche nell'approccio al 2.0 ed all'integrazione con gli altri strumenti; Facebook totalmente aperto, Linkedin assolutamente chiuso.


Oggi mi trovo su Tweetdeck una nuova tipologia di colonne, ovvero quelle di Linkedin.

Si possono mettere non solo gli aggiornamenti di Status, ma anche le Connessioni, le novità dai gruppi, etc…

Per chi come me è convinto che Twitter sia un servizio, nel senso più semplice del termine (ovvero non un gioco, ma uno strumento utile alla vita, anche e soprattutto lavorativa), è stato come sfondare una porta aperta.

In altri termini credo che le informazioni presenti sono di maggiore appeal di tante altre e sono convinto che seguirò questa nuova colonna con attenzione.

Andrea Denaro




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Le diverse strategie di Linkedin e Facebook

Fondate in due periodi simili, le due compagnie hanno avuto sempre un percorso diverso. Tuttavia oggi è sempre più frequente (me compreso) vedere gente che collega su Facebook anche i contatti di lavoro.

Linkedin ha come obiettivo quello di soddisfare tutte le esigenze di lavoro che un utente ha, di creare opportunità di business e relazioni... Il video introduttivo spiega questi concetti molto bene.

Facebook invece è quasi un'estensione della propria vita reale. Tra un po' potremmo dire che esisti solo se sei su facebook :-) E' sul telefonino, è in real time, giochi con gli amici... E' un mondo nel quale interagiamo in maniera completa ed esaustiva. E lo è sempre di più.

Al contrario mi sembra che Linkedin sia sempre meno attraente.

Quando si studia un benchmark on line, la lista dei competitors "allargati" e/o comparables è decisamente più larga di quanto non sia offline. Quindi comunemente potrebbe sembrare la concorrenza tra i due inesistente, in quanto riferita a due pubblici diversi, di fatto non è così. 

Linkedin continua ad avere delle funzioni proprie, come ad esempio la possibilità di chiedere l'introduzione ad amici di amici e sicuramente vuole continuare ad avere una identità chiara e definita. Sarebbe una strategia interessante, ma non è secondo me ben applicata: il successo di Linkedin è vincolato al numero di utenti ed alla freschezza delle informazioni. E' vero che sono 47 milioni, ma un discreto numero di questi non aggiornano più il loro profilo perché Linkedin è sconnesso dal resto della rete. Non lo fanno perché Facebook è molto più coinvolgente, perché twitter è più seguito, perché esiste il profilo di Google, etc. etc.  

Dunque capisco la volontà di tenersi ben staccati dal passatempo Facebook, ma sarebbe ora che iniziassero a ragionare più integrati evitando di commettere l'errore che, ad esempio, ha fatto a small world, anche perché con la velocità a cui il mondo d'oggi gira, una volta che perdi il treno lo hai perso per sempre.

Andrea Denaro


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Mark Zuckerberg VS Francesco Totti - Italia VS USA

Mi fa molto ridere confrontare quello che sognano i giovani italiani e quello che sognano i giovani americani.

Avevo letto che ovviamente il sogno di moltissimi giovani (geek) americani è di diventare Zuckerberg, ovvero quello per loro è sinonimo di soldi, successo, etc...

Il sogno nostrano si chiama Totti - o addirittura Corona! In America si sogna di fare impresa, in Italia di fare l'attaccante (se non il delinquente).

Sentiteli parlare: (ecco Zuckerberg ed ecco Totti) c'è una leggera differenza :-) 

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Google: beato chi lo capisce! ma tu guarda cosa mi tira fuori...

Alle volte Google mi lascia senza parole. Di default ho il browser impostato sul Google americano e se provo a cercare il mio nome esce come primo risultato quello di Dandelife, una community che credo ormai fallita in cui, si e no, ho popolato 3 righe di contenuti! Viene addirittura prima di Linkedin e Facebook...

Se faccio la ricerca in italiano invece i risultati sono più coerenti.

MI stupisce ancora il profilo che ho creato su Google che, al di là di essere organizzato (ed ottimizzato) da Google stesso, raccoglie tutti i link alle mie info, esce attorno al decimo posto!

Comunque l'ordine di Google US è:

1. Dandelife
2. Linkedin
3. Facebook
4. Twitter
5. Un omonimo
6. Plaxo (non lo uso mai!)
7. Google Profile
8. Posteous (che però da un paio di giorni gode del dominio Andreadenaro.com)
9. Diigo

Mi stupisce che invece FF è veramente indietro.

Sulla versione italiana:

1. Linkedin
2. L'omonimo (!!!!!!!)
3. Andreadenaro.com (Posterous)
4. Twitter
5. Posterous
6. Google Profile

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