Log Log

Andrea Denaro

Un paese che va a rotoli

Non parlo spesso di politica, o comunque di quello che succede in Italia.

Mi torna solo in mente un vecchio detto cinese. Prendi una rana e mettila nell'acqua, scalda lentamente l'acqua: morirà bollita. Se prendi un'altra rana e la butti in acqua bollente la rana si scotterà, ma salterà via salvandosi.

Ora noi siamo come la prima rana, sbollentati leggermente, pronti ad essere cotti. L'Italia va a rotoli, l'economia è un disastro, la manovra economica un suicidio, non c'è governo, non c'è opposizione, ci si concentra solo sulle donne di Berlusconi, invece che sui disastri della PA e di un carico fiscale degno di Re Riccardo e Robin Hood ... 

Eppure a tutti noi non sembra fregare nulla. Addirittura le doti amatorie di Berlusconi hanno stancato, che pur avevano tenuto banco finita l'estate. Navigo sui social, leggo Facebook e Twitter e trovo che alla fine sembra non interessare a nessuno. Usciamo da 15 anni di tali e tanti scandali e attacchi scorretti che alla fine non ce ne frega più niente. 

E' una apatia incredibile, segno di una società oziosa e viziata.
Posted

clausole e controclausole: perché comprare da Amazon e non da Euronics.

Ho fatto un acquisto da Euronics e richiesto, come mio diritto, la fattura.

Arrivatomi (velocemente) il pacco mi sono accorto (errore mio) che non era il prodotto che volevo (quello che cercavo io differisce per una sola lettera nel codice prodotto e mi sono confuso).

Ho deciso di esercitare quindi il mio diritto di recesso. 

A parte la trafila burocratica fatta apposta per scoraggiarti e cercare un cavillo, non ho potuto rimandare il pacco perché lo ho comprato con Partita Iva. 

Lo sapevate che se acquistate con partita iva la legge del diritto di Recesso non vi tutela? Euronics quindi, legalmente parlando, ha avuto un comportamento ineccepibile.  

A me però non sembra ineccepibile sotto un profilo etico, ma soprattutto poco furbo dal punto di vista commerciale. Ecco perché io non comprerò mai più da Euronics e vi sconsiglio di farlo: il servizio è stato rapido e preciso, ma come altri. Allora perché devo comprare da un venditore che si attacca ai cavilli legali pur di non aiutarmi? Non sono io cliente, la cosa più importante? Bastava mandarmi una nota di credito (peraltro la fattura ancora non mi è arrivata) e riprendersi un pezzo.

Ora vi spiego invece cosa ha fatto Amazon, guarda caso proprio nelle stesse ora (una giornata sfortunata per lo shopping!)

Ho ordinato un Sony nsx-gt1: strepitoso! Alto neanche 3 cm, è lettore BluRay, Google TV, Dnla Player, sistema Android… Insomma eccezionale! Peccato che (no comment!) abbia il lettore bloccato per la zona A dei Blu Ray e DVD (Americhe) quindi del tutto inutilizzabile con i cartoni animati dei miei figli! Quando me ne sono accorto l'ordine era già partito da qualche ora:  ho scritto ad Amazon chiedendo di annullarlo. Amazon mi ha risposto che il pacco era già partito e che ormai non potevano fare nulla, ma di non preoccuparmi perché:

1. la mia carta di credito sarebbe stata accreditata solo al momento dell'effettiva ricezione del bene per darmi modo di verificare che tutto fosse in ordine
2. all'interno della confezione avrei trovato come al solito la busta prepagata per rimandare indietro il pacco ad Amazon a loro spese
3. quindi ero assolutamente benvenuto (welcome) a rifiutare il pacco senza costi ne oneri aggiuntivi e non mi sarebbe stata nemmeno accreditata la carta!

Partita Iva? Motivo per cui rimando il pacco? Raccomandate e scadenze? Niente di tutto questo! Amazon sa che avere la fiducia di un cliente vale ben più dei 4 soldi che Euronics avrà guadagnato appellandosi ad un cavillo. 

Amazon ha capito che un'esperienza di acquisto positiva appaga un utente e lo rende ambasciatore e fedele e questo vale molto di più e costruisce valore nel tempo.
Posted

quando la fedeltà non paga (e le aziende se ne approfittano)

Da imprenditore sono abituato che più un cliente mi è fedele, più lo premio. Non posso lavorare gratis, ma ovviamente un rapporto di anni deve avere il suo valore. Mi sembra un ragionamento logico.

Evidentemente non lo è ed in tanti non la pensano così. Il tempo passa, le loro offerte (Sky, Telecom, Fastweb, Vodafone, etc. etc..) diventano più aggressive, ma tu continui a pagare lo stesso prezzo e così ti ritrovi dopo anni di contratto a pagare il 20%, 30% in più di chi sottoscrive l'abbonamento oggi (senza contare tutte le promozioni one-shot che si becca, tipo canoni gratis per mesi, se non anni).

Un conto è il valore di un bene (una macchina fotografica per esempio) che è normale che si svaluti nel tempo ed è quindi giusto che se voglio una novità la debba pagare più di altri; ma erogare un servizio costa all'azienda lo stesso per un nuovo o un vecchio abbonato. Perché io lo devo pagere di più? Non dovrei avere invece accesso a dei premi per essere rimasto cliente?

Così mi arriva un messaggio chiaro: tu sei un fesso e io ti ho fregato.
Io la trovo una idiozia. Oltre che una ingiustizia.

Posted

Fuori dal coro n° 2: Facebook ed i suoi primati. Quanti sono gli utenti falsi?

L'ultima informazione che ho è che Facebook ha superato quota 750 milioni di iscritti (al momento in cui scrivo).

Impressionante. 

Se non ricordo male rappresenterebbe la terza nazione della terra per popolazione. Insomma, effettivamente il potenziale è veramente straordinario. Mi immagino un momento nel quale l'utenza di Facebook diventerà sinonimo di identità personale visto che la avremo quasi tutti.

Tuttavia i numeri impressionanti che girano dietro questa enorme macchina da guerra dovrebbero far riflettere sugli interessi spaventosi che sono in grado di muovere. (Anche dopo aver visto The Social Network)

Oggi Facebook ha un valore stimato di circa 100 miliardi di dollari, raddoppiando in pochi mesi il già incredibile valore raggiunto a gennaio e sul quale si sono interrogati, giustamente, non pochi analisti. Certo 4 miliardi di dollari di fatturato che Facebook prevede per fine anno, solo di advertising, non sono pochi; non sono pochi soprattutto se si considera che permetteranno il sorpasso di Google e Yahoo nel mercato del advertising online americano! Tuttavia 100 miliardi rappresentano evidentemente un valore prospettico e non basato sui numeri di oggi. Tanto per avere un'idea il valore di oggi di Google è di 170 miliardi a fronte di 30 miliardi di ricavi; Yahoo ne vale 19 su 6 di ricavi ; Linkedin... bhè Linkedin vale 20 miliardi a fronte di 300 milioni di ricavi!

Insomma, bolla o non bolla, Zuckerberg è diventato il 3 uomo più ricco nella Silicon Valley e tra i primi 30 in tutti gli Stati Uniti, grazie ad una fortuna stimata in circa 13/15 miliardi di dollari.

Questa necessaria premessa serve a noi tutti per capire le motivazioni che potrebbero spingere a chiudere un occhio su qualche informazione poco chiara. Tanto per avere una idea degli interessi in gioco, consiglio la lettura di questa notizia apparsa qualche giorno fa: il lancio di Google+, che proprio non definirei rivoluzionario, ha comunque significato per Page e soci un bel bonus prima delle vacanze, quasi 20 miliardi di dollari!

Ma torniamo a Facebook. Audiweb dichiara a Maggio una Internet Audience così ripartita:

Internet-italia-maggio-2001

Da una prima analisi mi sembra un dato assolutamente coerente (ovviamente), anche confrontato con la composizione della popolazione italiana fornitami da Istat che mi da un totale 11/24 superiore agli 8,3 milioni (la tavola Istat tratta i soli italiani, quindi probabilmente la differenza si riferisce ai residenti ma non italiani). 

(Devo ammettere che mi ha incuriosito l'utilizzo di Internet nella fascia 18/24 rispetto a quella dei 35/54 anni, molto simile. Sicuramente l'utilizzo lavorativo conta, ma non pensavo che i digital natives fossero più addicted.)

Comunque è qui mi casca l'asino!

Facebook offre un ottimo strumento di profilazione per pianificare campagne pubblicitarie. Seguendo il processo per creare una nuova campagna si arriva ad una pagina che permette di identificare dei precisi target di utenti. 

Facebook-pianificazione-campag

Ad oggi, 12 luglio, questi sono i dati che ho recuperato:

Utenti-fb-18-24

Basta poco per accorgersi che secondo questo calcolo si presuppone che ci siano più utenti su Facebook che italiani in Italia!

Infatti stando a Nielsen (Audiweb) la popolazione è superiore ai 4,4 milioni in questa fascia; l'Istat addirittura parla di 4,3 milioni. Facebook ci dice che 4,6 sono su Facebook e quindi la prima considerazione che mi verrebbe da fare è che circa il 10% delle utenze sono false.

(nota: per false intendo che non riportano informazioni corrette, al di là se sono duplicati, errori, etc...)

E' difficile stimare effettivamente quali siano gli utenti veri e quanti siano fake, perché è difficile sapere con certezza quanti ragazzi tra 18 e 24 anni siano effettivamente connessi in rete. Certo è che guardando le connessioni quotidiane fornite da Audiweb (30%) per questa fascia di età si fa fatica a pensare che il 100% degli italiani tra i 18 ed i 24 anni sia iscritto (fermo restando che sicuramente sarà un numero alto).

Se ipotizzassimo che lo 80% della popolazione nella fascia 18/24 fosse online avremmo un totale di  poco superiore ai 3,5 milioni. Paragonandolo ai 4,6 milioni che mi comunica Facebook, avremmo il 25% di utenze impossibili.

Anche se l'azienda americana mette a disposizione una ricca pagina di FAQ che aiuta a valutare le informazioni, si ripropone un annoso problema per Facebook: quante utenze sono fake?

Curiosando un rete ho trovato alcuni autori che identificano in circa un terzo il numero degli account falsi (per i motivi più disparati). Ovvio: c'è da distinguere la motivazione che porta un utente a creare un account finto (dal dolo, alla semplice distinzione tra account "pubblico" e "ristretto"), ma un terzo mi sembra proprio tanto, forse troppo. Il bello di Facebook è poter creare attraverso strumenti virtuali delle relazioni reali, ma come si dice: la mamma degli stupidi è sempre incinta!

Certo è che, se veramente fossero un terzo, ma anche un quarto, sarebbe una bella doccia fredda per Zuckeberg e soci: non che 400 milioni di iscritti reali siano pochi, ma comunque c'è una bella differenza.

Mi ha stupito, lo ammetto, trovare così poche informazioni "autorevoli". Ai tempi della Click Fraud di Google ne parlarono tutti e tutti ne hanno scritto; oggi Facebook vale per gli utenti e per il traffico e pagine viste (anche quello impressionante) che ha, eppure nessuno si chiede quanti di questi 750 milioni sono reali.

C'è da dire che Facebook stessa vieta la creazione di account finti, così come in California è stato addirittura vietato per legge.

Per tirare una sorta di conclusione è chiaro che se Facebook si propone come la Rete delle Reti (con la erre maiuscola non a caso), il mezzo per eccellenza per far interagire le persone, ma è chiaro che dovrà trovare degli strumenti ancora più efficaci per garantire l'identità delle persone online. 

Facebook è una azienda straordinaria ed i soldi arriveranno sempre di più, mentre questa è forse la vera grande sfida che la aspetta nel prossimo futuro.

P.s. Berlusconi non rientra fortunatamente nel cluster di utenti 18/24 che ho preso in considerazione, perché così su due piedi ho contato almeno cento utenti con il nome Silvio Berlusconi (senza considerare quelli con simpatici epiteti); avrebbe sballato tutte le mie considerazioni!
Posted

Fuori da coro - numero 1: aziende attente a Groupon!

Inizio oggi una serie di post fuori dal coro, ovvero controtendenza rispetto alla maggioranza di esperti, o presunti tali.

Noi_groupon_web
Il primo lo dedico a Groupon, una delle migliori operazioni della storia della new economy. A differenza di tanti altri infatti, che non avevano alcuna base economica, gli amministratori di Groupon hanno tutte le carte in regola per dimostrare di aver creato una delle più grandi imprese degli ultimi anni.

A leggere questi numeri come dargli torto?
1. ricavi 2010 713 milioni, di cui il 40% all'estero (piccolo dettaglio: 400 milioni di perdita, ma ci può stare a chi cresce del 3000% all'anno)
2. nel primo trimestre del 2011 già 600 milioni di ricavi
3. 83 milioni di iscritti
4. 30 milioni di coupons venduti a fine 2010 e ben 28 già venduti nei primi 3 mesi del 2011
5. 7000 impiegati
6. costi promozionali direi … mostruosi!
7. crescita a 4 cifre (!!!) anno su anno
Febbre da Groupon? Direi di si!
Ma proviamo a vedere il famoso rovescio della medaglia.

In un sistema sociale l'unico modo per avere successo è garantire un ritorno alla stessa socialità. Quindi l'utente deve avere un beneficio e le aziende pure. E groupon deve essere pagata per questo.
Stripes_un_plotone_di_svitati_bill_murray_ivan_reitman_002_jpg_bxcc
Peccato che a quanto pare le aziende non hanno poi questo beneficio! Basta fare due conti facili facili.
Per essere competitivi su Groupon devi fare un offerta pazzesca, tipo 50% di sconto, quindi:

. prezzo iniziale 100€
. prezzo al pubblico -50%
. del rimanente, quasi la metà se la prende Groupon stessa (lo sapevate?), quindi - 25%
------------
Totale 25€

Il che vuol dire che semplicemente per andarci pari un'azienda dovrebbe avere un ricarico sui prodotti in vendita del 75%! Impossibile! Soprattutto in Italia.

Tuttavia tante azienda fanno un ragionamento sensato e dicono: investo vendendo sottocosto così da guadagnare un'ampia fetta di clienti. Ma ci siamo mai chiesti quanti di questi clienti torneranno?  Sono clienti fidelizzati o solo di occasione?

Finché esiste un solo camiciaio (esempio) ad offrire camice sottocosto, la macchina gira perfetta perché, effettivamente, magari si fidelizzano; ma il giorno che ne arriva un nuovo, andranno tutti da lui. E così via per il terzo.

Aggiungo che se proprio si volesse vendere con il 75% di sconto un prodotto, forse basterebbe esporlo in vetrina per avere il negozio pieno. O usare tattiche 

Effettivamente dovendo lanciare da zero un'azienda, che per un motivo o per l'altro gode di una sua eccellenza, unicità o tipicità, lo strumento permette un rapido sviluppo, però prima di imbarcarvi in un'impresa del genere, fate bene i vostri conti!
Posted

Curiosando all' Italian Innovation Day a Stanford

Un piacere enorme essere tornati a Stanford per l'Italian Innovation Day, organizzato da Mind the Bridge. Ma è stato ancora più piacevole confrontarmi con quegli Italiani al di là dell'oceano e condividere con loro pensieri ed esperienze.

Sulla carta stiamo tutti a dire forza Italia!, ma l'impressione che alla fine ben pochi siano veramente convinti che l'Italia ce la può veramente fare.

Mi ha stupito la riflessione di un VC: perché non investite in Cina (che pur è un mercato enorme)? La risposta: non ne abbiamo bisogno, le migliori menti sono già qui. E non perché siano americane, ma perché la Valley è il luogo che attrae le migliore teste del pianeta.

Se questo discorso vale per la Cina, figuriamoci per l'Italia…

La seconda cosa che mi è rimasta impressa è la riflessione fatta dagli ospiti sul visto, che in America è sempre più difficile da ottenere. Meglio, ha detto qualcuno: vuol dire che è un filtro in più per selezione gli imprenditori migliori perché sono quelli che emergono in situazioni difficili, tipo inventarsi un modo per ottenere questo famoso Visa!

Il consiglio: provateci, provateci, provateci, perché se ce la fate la ricompensa sarà molto alta! Prima di tutto per voi stessi e poi magari anche per il portafoglio! 

Img_0120

 

Img_0121

 

Img_0122

Posted

Perché l'app store è un modello vincente

Non è solo molto comodo per comprare tutti i tipi di software possibile, ma è eccezionale la gestione degli aggiornamenti! Ogni settimana l'app viene migliorata e viene introdotta una nuova funzione. L'impressione è che i tuoi 1, 2 o 4 euro che spendi, non solo sono validi per quello che vedi, quello che c'è in quel momento, ma in più ti includono tutto quello che ne seguirà, che non puoi ancora sapere.

Credo che emozionalmente, parlando di acquisto più o meno istintivo, sia un modello geniale. É vero che tanti software integrano da tempo sistemi di aggiornamento integrati, ma non siamo abituati a vedere applicazioni aggiornate una volta ogni due settimane. Più vedo aggiornamenti e più ho l'idea di aver speso bene i miei soldi.
Inoltre anche se non sono al 100% convinto di una app, spesso penso che tanto una o l'altra funzione presto la metteranno. Insomma, la percezione del valore di quello che compro è molto migliore che da qualunque altra parte.
Non è un eccezionale?

Posted

Gli headquarter della Silicon Valley

Posted

il futuro è delle agenzie digitali

Passano i giorni e ne sono sempre più convinto.

Tempo fa avevo detto la mia, nel mio inglese maccheronico, su come evolve il modello di business, intuendo che il modello operativo sul quale sono strutturate le agenzie tradizionali è un modello perdente. 

Quattro chiacchiere negli ultimi giorni, fatte con un paio di clienti ed un paio di ammirevolissimi colleghi, non ha fatto altro che rafforzare le mie convinzioni.

Non abbiamo parlato di comunicazione, di creatività, di advertising. Abbiamo parlato di processi, di soldi, di vendite… di business. 

L'agenzia che parla di tono di comunicazione è una agenzia vecchia ed i grandi nomi che monopolizzano il mercato vivono solo di rendite di posizione.

La mentalità che, volenti o nolenti, hanno sviluppato le grandi agenzie digitali è una mentalità completamente diversa, strutturata sui numeri, sull'efficenza, sui processi.

La creatività è una delle nostre armi più importanti, ma non da il valore aggiunto. É uno degli strumenti, al pari della tecnologia, ad esempio.

La differenza è nelle nostre idee, nel nostro approccio, nella velocità, nella reattività, nella concretezza.

Arriverà un giorno in cui i clienti si stuferanno di pagare troppo chi produce da un valore marginale al business. 

Ed allora la musica cambierà. 
Posted

quando la qualità paga

Un anno fa, proprio di questi tempi, raccontavo la storia di Nino, un macellaio di Roma che ha capito bene come si fanno gli affari. 

A conferma della mia teoria (la qualità paga), c'è anche la storia della Tradizione, un eccellente alimentari in un quartiere popolare della capitale. Se volete il prosciutto italiano o spagnolo, il formaggio francese o la mozzarella più buoni di Roma, dovete farvi un giretto a via Cipro. Ovviamente dovete prepararvi ad un conto proporzionato alla bontà di quello che comprate. Nonostante il costo però i clienti sono sempre tanti: sicuramente la grandissima gentilezza dei negozianti conta, ma la base è la qualità dei prodotti, che sicuramente sono i migliori della capitale! 

E mentre tutti sono in vacanza, Renzo e Valentino sono lì, pronti ad accogliere nuovi clienti che in una Roma deserta, capitano per caso in questa piccola oasi del buon gusto. E che poi ritornano!
Posted