Andrea Denaro

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I blogger più attivi sono come i professori universitari: bravi nella teoria

Qualche tempo fa ricordo una polemica scoppiata su Twitter dove si accusava Guy Kawasaki di non essere onesto: il suo account twitter sarebbe in realtà gestito da due suoi collaboratori, invece che da Guy in persona.

Effettivamente il numero di tweet che manda quotidianamente è impressionante! Mi chiedo veramente se legge i messaggi che manda, o se invia a caso una serie di pagine web.

Tutto questo per dire che effettivamente essere presenti in maniera costante e competitiva sui social media è un lavoro più che mai oneroso. Anche il giornalista più impegnato ha un tot di pezzi a settimana da scrivere: a settimana, non all'ora!

Io mi sono organizzato così: ci sono giorni (sempre più rari ultimamente!) in cui mi dedico alla ricerca. Sono giorni nei quali unisco l'utile al dielettevole, postando parte dei frutti della mia ricerca su Twitter o qui sul blog.

Meno scrivo, più sto lavorando; e viceversa. Quindi se non mi si legge è perché sto producendo qualcosa di concreto.

Quindi, arrivo al dunque.

Primo: chi posta tutto il giorno, posta solamente. Grande conoscenza teorica dei temi che tratta, scarsa conoscenza pratica. E tutti sappiamo che tra la teoria (dire) e la pratica (fare) c'è sempre un bel po di differenza!

Secondo: il mondo di oggi va ad una velocità tale che è impossibile approfondire. Ci sono talmente tante cose, che spesso per leggerle tutte non abbiamo il tempo di soffermarci su nessuna. Peraltro anche la nostra mente ha grandi difficoltà ad apprendere tutta questa quantità di informazioni. Ricordo il mio primo girno su Twitter: mi sono arrivati talmente tanti stimoli che la sera ero quasi ubriaco.

Terzo: il valore di questi cosidetti esperti è sempre più scarso. In una curva di valore nella produzione di idee, nell'innovazione insomma, il ruolo che ricoprono è sempre meno importante divenendo facilemente sostituibile da struementi informatici.

Al contrario esistono dei veri esperti di una sola cosa, che scrivono poco, ma passano informazioni molto utili.

L'economia sociale di twitter vive oggi un paradosso: da un lato premia chi genericamente ha più followers, dall'altro però la sua vera forza è nel poter mettere insieme tanti "esperti" che da soli postano poco, ma che insieme fanno un flusso di informazione solida e di alto valore.

Ed effettivamente la ricerca dei contenuti di qualità è la sfida di oggi. Ci provano in tanti (alltop di Kawasaki, Squidoo di Godin), ma con risultati che per ora sembrano scarsini.

Andrea Denaro
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Noto una certa arroganza tra i blogger italiani

Ho una mia personale teoria: quando una persona, abituata ad essere osannata, inizia a perdere il suo successo e quindi l'attenzione del pubblico, diventa arrogante e spocchiosa.

Con questo post so di portarmi dietro un bel po' di antipatia, ma so anche di non essere l'unico a notare una certa spocchia in molti "esperti di internet" della prima ora, cosidetti blogger di successo.

Mi sembra che dietro a tutti questi gruppi e meeting ci sia sempre lo stesso giro di persone e di interessi, che dicono sempre le stesse cose, che le dicono sempre con lo stesso tono arrogante da illuminati ed unici detentori del verbo. Io invece vedo solo delle persone che (mi ci metto io per primo!) non riescono a raccontare niente di nuovo, ma si limitano a ricopiare quello che vedono da altre parti.

Forse sarebbe il caso di passare al 2.0 anche da noi, a farla finita di stupirsi di qualcosa che ormai fa più che parte della nostra vita quotidiana, a chiacchierare di meno e produrre di più e soprattutto a farla finita di fare gli evangelisti di qualcosa che non è il verbo e non ha certo bisogno di essere diffuso.

Onestamente di esperti veri, di gente che crea idee, non che le segue, ne ho conosciute e (a parte il fatto che difficilmente hanno un blog ed il tempo per scriverlo) l'approccio è decisamente diverso (è umile) di chi si sente (e si presume) arrivato.


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Blog VS microblogging, una falsa battaglia

Ieri ho letto un interessante post di Andrea Colaianni (Micro-blogging: Morte al blog, evviva il blog!) e volevo dare la mia particolare visione su questa "guerra" blog VS microblog.

Di sicuro i post di 3 pagine sono secondo me ormai passati, a meno che non si tratti di articoli di approfondimenti. Non lo dico solo perché il tempo per scriverli è sempre meno, ma anche perché il tempo per leggerli è sempre meno (snack culture l'hanno chiamata quelli di Wired), bombardati come siamo da una caterva di informazioni.

Di mio non ho mai pensato di aprire un blog per l'impegno che ci sta dietro, ma soprattutto per la difficoltà di promuoverlo: che senso aveva perdere tempo a scrivere post se poi nessuno lo leggeva? Avevo chiaramente in testa come fare per promuovermi, ma il tempo che ho a disposizione (pochissimo! ammiro vivamente i cosiddetti blogger di successo, anche se sono fortemente convinto che siano un po' come gli accademici di una volta: buoni nella teoria, ma scarsi nella pratica) mi ha sempre costretto a rimandare l'idea.

Twitter è di fatto un sistema di micro blogging, ma secondo il focus va messo sull'architettura del servizio, non sul contenuto. Mi spiego: il successo di twitter è legato al suo essere push, al suo stream, non alla qualità dei singoli messaggi. Quindi non lo vedo come alternativo al blog, ma assolutamente complementare a condividere con un gruppo più o meno grande di persone dei lanci/ganci a contenuti più strutturati.

Solo grazie a Twitter (e servizi simili, tipo FF, tipo lonstatus di Facebook, etc) ho pensato che potesse avere senso provare a scrivere due righe come quelle che scrivo qui dentro.

Quindi il mio pensiero è tutti questi strumenti rilanceranno alla grande il concetto blog*.

* E poi viva Posterous che lo ha reso FACILE!

Andrea Denaro
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