XIV Mediastar - dnsee ben 12 volte sul palco diventa la più premiata del 2010.

Ovviamente ricevere un premio gratifica sempre. Riceverne la bellezza di 12 (di cui 6 principali sui 13 disponibili) è a dir poco entusiasmante. Siamo stati di gran lunga l'agenzia più premiata al XIV Mediastar 

II classificato globale ex aequo - Indesit Company
II classificato globale ex aequo - Flash Forward - Fox
I classificato Corporate - Indesit Company
I classificato e-commerce - Intralot
I classificato Portali - Oil - Eni
I classificato Social Media - Flash Forward 
Special Star Dir. Creativa Flash Forward
Special Star Graphic Design Oil - Eni
Special Star Software Dev. - Intralot
Special Star Software Dev. - Libri Mondadori
Special Ster Strutcural Design - Indesit (intranet)
Special Star Usability - Indesit Company

É chiaro che tutto questo arriva dopo un anno difficile, nel quale abbiamo investito molto per migliorarci sempre di più. Un grazie di cuore a tutti coloro che hanno reso possibile questo fantastico risultato.

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Dnsee ha due progetti nella ADCI Shortlist

Ricevo ed inoltro:

Inizio messaggio inoltrato:
Da: Domenico Manno
Data: 05 maggio 2010 10.30.28 GMT+02.00
A: renato medini, fabrizio giovati, massimo scognamiglio, andrea denaro , Diego Chiavarelli , simone seri , valentina vela
Oggetto: ADCI Shortlist

Non so se in questi giorni avevate già letto la notizia...
cmq siamo in Shortlist agli ADCI 2010 con Oil e Fantalost ;-)

http://www.youmark.it/article/24475

D.


Bravi a tutti!!!

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è finita l'epoca dei social media ed è iniziato il FBweb?

L'annuncio di Open Graph è abbastanza importante. C'è chi dice che addirittura rivoluziona il web.

Effettivamente è interessante per due punti non banali:

a. il numero di utenti di FB che secondo comScore sarebbe oltre i 500 milioni. Ora non ho idea di quanti esattamente siano gli utenti web attivi al mondo, ma credo che siamo una buona maggioranza

b. uscire da dominio FB ed offrire gli stessi servizi durante tutta la navigazione (e magari tutta la giornata).

Ovvero un po' come Google è il contenuti, nel web di oggi FB è l'utente. Sono due mondi, due standard, che si parlano e che rendono essi stessi possibile l'esistenza del web di oggi, o forse di domani. Già perché se per Google è evidente (immaginare di navigare senza Google? Io mi sentirei spaesato…), per FB lo diventerà presto. 

É solo una questione di numeri e di tempo: se sul sito della CNN vedrò le medesime funzioni che vedo dentro FB, avrò la possibilità di interagire con i miei amici, di taggarli, etc. etc.. ben presto si svilupperanno. A questo punto probabilmente ci abitueremo ad usare delle funzionalità social in ogni momento e l'experience della navigazione  cambierà.

Perché proprio FB e non Twitter o altri? Semplicemente perché nessun altro network contiene 500 milioni di utenti. 

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Lo strapotere della Apple si vede anche dalle piccole cose

Guardate la toolbar di Mashbal, secondo me "Il Blog" sui social media. Tra le varie categorie e temi generali nel menù principale, ci sono ben due voci made in Cupertino (ovviamente l'ultima, Jobs, non è certo riferito a Steve!).


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APPLE iAd non mi convince, ma Game Center mi piace

Il successo, quello vero, è fatto di una strana alchimia di componenti il cui giusto dosaggio è fondamentale.

Ecco perché iAd non mi convince. Strategicamente, visti anche i primi numeri di iPad (soprattutto in merito al video consumption rate, 3 volte tanto quello registrato online), ha senso, ma nella pratica c'è qualcosa che non va.

Non mi convince perché diventa una nicchia, mentre la pubblicità ha dei costi di produzione tali da necessitare uno standard di formati, di piattaforme, etc… Ma non mi convince più che altro per il modello economico: 60% sviluppatore e 40% Apple. 

Scegliere di sviluppare un'applicazione per una piattaforma piuttosto che per un'altra ha dei costi, non banali. É chiaro quindi che devo foraggiare il mio parco sviluppatori con la prospettiva di guadagnare, e guadagnare bene. Già non credo che nessuno possa diventare ricco con la pubblicità online, figuriamoci con quella all'interno di applicazioni mobili, che in media portano a casa qualche decina di migliaia di download. 

Allora da inserzionista mi chiedo: quanto sono disposto a pagare per essere all'interno di un'applicazione che anche da 1 milione di download? Se prendo la metrica del web, molto molto poco. Diciamo che mi convincono a pagare il doppio, anche il triplo… parliamo comunque di decine di migliaia di euro per applicazioni da milioni di giocate. Attenzione: sono numeri che potrebbero diventare pure interessanti, ma se poi la Apple si tiene il 40% diventa veramente pochino.

Viceversa il Game Center è qualcosa che trovo molto intelligente, sia come experience di gioco ed utilizzo, ma soprattutto in termini di business. Giocare è divertente, farlo per soldi può rappresentare un vero e proprio business. 

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in risposta a Massimo Sideri (Corriere) ed il suo puzzle del web

Oggi leggo un editoriale interessante sul Corriere, dal titolo la rete sta diventando un puzzle e l'iPad ti mostra solo alcuni pezzi. Sideri parla di uno scontro tra due grandi mondi: orizzontale (e tutto gratis) di Google; verticale e chiuso quello della Apple, ovvero con l'iPad ci fai solo quello che Apple dice. Causa, secondo Sideri, i soldi.

Vi invito a leggerlo (in edicola però perché purtroppo on line non lo riesco a trovare!)

Secondo me il tema è più profondo. Dopo un periodo molto frammentato, orizzontale, di tanti piccoli operatori, si sono affermati degli universi (vedi Facebook) in grado di fare quello da sempre gli editori online sognavano, ovvero quello di chiudere l'utente all'interno del proprio indirizzo: talmente grande infatti è l'offerta, che l'utente trova tutto quello che gli serve.

Allora più che di soldi, parlerei di maturità: della rete, dei servizi, degli utenti. Che è una cosa ben diversa.  E tutto questo è possibile perché oggi non è l'utente ad integrare quello che la rete gli offre (pensiamo solo a 5 anni fa quando usavamo due o tre motori di ricerca per essere certi di trovare tutti i risultati), ma è la Rete stessa talmente integrata che oggi non importa più da quale finestra ti affacci: comunque riesci a vedere tutto il mondo.

Forse l'autore non lo sa, ma se anche la Apple vieta porno e gambling per iPhone, esistono dei siti che sono perfettamente ottimizzati (quindi non applicazioni da Apple store) per funzionare sul Melafonino. E la Apple lo sa.  

Ed è per questo che Sideri secondo me sottovaluta l'abitudine dell'utente. É l'utente infatti che sceglie di chiudersi in Facebook, un domani nell'iPad (tutto da dimostrare peraltro), ma lo fa nella consapevolezza di non perdersi niente. 

Finisco con il dire che il kindle, gentile Massimo, è l'esempio sbagliato. Il Kindle non è un coltello, che ci tagli quello che vuoi; il Kindle è un rasoio elettrico per spuntare i peli del naso, ovvero ci fai solo esclusivamente quello. Ma meglio di così non lo puoi fare!

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ipad e tablet, nuova vita per gli editori (e per le digital agency)

Qualche giorno fa scrivevo su quanto è complesso un progetto di interaction design fatto bene. Dopo aver visto il video di Wired, che trovate prima di questo post, sono sempre più convinto che si apre una nuova era.

Gli editori hanno paura: fanno bene! Fino ad oggi il loro mercato era ben protetto da complicate (e clientelari forse) barriere all'entrata. Grandi barriere = poca concorrenza. 
Insomma se fossi un editore anche io sarei molto ansioso: preoccupato? No. Emozionato!

Da domani avranno la grandissima opportunità di produrre un nuovo mondo di contenuti, un nuovo modo di fruire i loro e, soprattutto, nuova linfa per il loro mercato pubblicitario che da qualche anno è in caduta libera. [Credo che sia molto simile a quello che è successo alla Nintendo nel mondo del gaming: inventando un nuovo modo di giocare, più intuitivo (un'experience più appagante per tanti) ha aperto mercato sottovalutati dai competitors (bambini ed adulti). Allo stesso modo i tablet tipo iPad porteranno definitivamente il digital lontano dal concetto di nicchia di mercato].

Certo sarà un mercato nuovo, ma molto sfidante.

Il video di wired è solo l'inizio; chissà quante cose ci inventeremo domani. 

P.s. Ed in fondo emozionato lo sono anche io. Non solo perché ho la fortuna di collaborare con i grandi editori di cui sopra, ma soprattutto per tutto quello che dnsee potrà fare. In particolare sono convinto che a beneficiarne sarà la pubblicità e quindi gli investimenti. Oggi competenze per produrre prodotti come quello che abbiamo visto nel video di Wired le hanno solo poche realtà in Italia; e fortunatamente noi siamo una di queste. 

Andrea Denaro

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The Wired Tablet App: A Video Demonstration

Veramente interessante. E siamo solo all'inizio!

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(la 2° del paio) Branding 2.0 per il no profit

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Un paio di presentazioni interessanti

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